Nel 1786, oltre all’incarico di rimaneggiare opere di altri compositori, tra cui “Il marchese Tulipano” di Paisiello al quale aggiunse ben sei pezzi tra duetti, arie e finali, compone anche un’opera tutta sua: “Giulio Sabino” che viene rappresentato al King’s Theatre di Haymarket con scarso successo.
Al termine della stagione operistica, Cherubini lascia Londra per trasferirsi a Parigi.
Nel suo precedente viaggio in quest’ultima città (1785) aveva incontrato Gian Battista Viotti, violinista di doti eccezionali che, nel pieno della sua carriera, a trent’anni, decide di dire addio al pubblico e alle sale da concerto e che nessuna ragione riuscirà a riportare sulle scene.
Cherubini è affascinato da Viotti che lo introduce nell’ambiente di corte e lo accompagna a Versailles da Maria Antonietta, “la sfortunata regina che, a detta dei suoi contemporanei, amò soprattutto i cappelli e la musica”. Cherubini confiderà più tardi al prediletto allievo Halévy di essere stato particolarmente felice in quel periodo. Cherubini viene ospitato da Viotti nel suo semplice alloggio, dove ha occasione di incontrare personalità di rilievo.
L’amico Viotti lo spinge a comporre una Cantata e ottiene che questa venga inclusa nel programma della “Loge olympique”, ente di diffusione di concerti strumentali e vocali, fondato nel 1775 sotto il titolo di “Concerts des amateurs” e che dopo cinque anni aveva trasformato il suo nome appunto in “Loge olympique”.
Viotti rimugina grandi progetti. In collaborazione con il Monsieur Léonard, parrucchiere di Maria Antonietta, e con l’appoggio del conte di Provenza (futuro Luigi XVIII) riesce a fondare un teatro, con l’intenzione di rappresentarvi soprattutto il repertorio comico italiano, da eseguirsi in italiano.
Il Teatro Feydeau apre la sera del 26 gennaio 1789, ma nel corso dell’anno successivo verrà trasformato in teatro prettamente francese.
Il Théâtre Feydeau
Nel frattempo Cherubini ha avuto contatti coi dirigenti del Teatro Regio di Torino per l’allestimento di un’opera: “Ifigenia in Aulide” che andrà in scena il 12 gennaio 1788 e che verrà ripetuta per venti sere.
Sarà il suo ultimo viaggio in Italia.
Di ritorno a Parigi compone “Démophoon” che va in scena il 5 dicembre 1788 sotto la sua direzione e che non ha buon esito.
Le critiche più severe sono tuttavia rivolte al libretto di Marmontel.
Nel suo “Catalogo” Cherubini nel periodo 1795/1798 annota i “canti repubblicani”.
Nasce in questo periodo la sua amicizia con F.A. Boïeldieu.