In quanto al “vecchio signore”, egli non aveva gran fiducia, già prima, nell’esito della sua impresa.
“Ali Baba non può vivere a lungo, disse ai suoi intimi; quando nacque aveva già quarant’anni”.
Curò tuttavia le prove con grande attenzione, dolendosi di non poter ottenere di più da un teatro deficiente di mezzi e soprattutto svogliato.
Il giorno della recita partì solo per Versaglia, annotando nel suo libro una spesa di sedici franchi; e di là, con l’orologio alla mano che aveva avuto la prudenza di regolare esattamente su quello dell’Opéra, seguì passo passo l’esecuzione del suo lavoro.
Quando le campane della piazza sonarono le otto di sera Cherubini cavò il suo orologio e, constatando che l’ora corrispondeva, disse al garzone dell’albergo: “Adesso incominciano l’ouverture”.
Rimase così alla finestra della sua stanza, nel buio profondo, canticchiando fra se stesso tutte le mille pagine del suo lavoro.
Alle 23.30, secondo l’orologio “qui allait très bien”, l’opera doveva esser finita.
Il “vecchio signore” chiuse allora la finestra, andò a coricarsi e dormì profondamente.
Ma non ritornò a Parigi che nel giorno seguente, assai tardi, e mai, in vita sua, andò a sentire Ali Baba”.
Da Giulio Confalonieri, Prigionia di un artista. Il romanzo di Luigi Cherubini