”Da un anno ormai, Cherubini, tiene un ordinato registro di tutte le sue entrate ed uscite; un documento di apparenza prosaica che, a ben leggerlo, ci rivela invece molti tratti dell’uomo.
Ci testimonia innanzi tutto della sua parsimonia (“fiacre et pour ma poche” trentasette franchi e ottanta centesimi); della sua carità (elemosine a colpiti da incendi, sottoscrizioni a collette per vedove di musicisti poveri); della sua scrupolosa delicatezza come quando, eseguendosi un suo melodramma all’Opera comica, egli vuol mandare ad assistervi un gruppo numeroso di amici e compera i bliglietti “plus que son droit”.
Una volta va lui a sentire Le due giornate e paga un palchetto trentacinque franchi.
Il libro di conti rispecchia ancora certi aspetti ufficiali della vita del Maestro.
Vi si parla di mance elargite al personale delle Tuileries, di calze di seta nera per gli abiti di Corte, di un nastro per l’insegna cavalleresca di San Michele accordatagli dal re nel 1819, di riparazioni alla spada d’acciaio obbligatoria con il vestito di cerimonia.
Ci fa ancor sapere come Cherubini prendesse a nolo i suoi cappelli di parata e avesse a questo scopo un abbonamento col fornitore, in ragione di dodici franchi al trimestre”.
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Da Giulio Confalonieri Prigionia di un artista, Il romanzo di Luigi Cherubini, Vol. II pag. 275