L’opera lirica è forse l’espressione artistica che maggiormente ha contribuito ad avvicinare la cultura accademica a quella popolare. La sua diffusione al di fuori dei Teatri non sarebbe stata così ampia e profonda senza il contributo delle Bande musicali. Ouvertures e Fantasie (ovvero “collages” dei momenti più suggestivi di opere celebri) a partire da inizio Ottocento e fino agli anni Sessanta del secolo scorso hanno costituito i punti forti dei programmi delle Bande italiane, permettendo così ad un vastissimo pubblico (pure a chi non aveva la possibilità di comperare i biglietti per il teatro) di ascoltare musiche piene di fascino. Prima ancora del pubblico, però, a subire la magia dell’opera sono coloro che si accostano alla Banda in qualità di esecutori: i suonatori, come vengono comunemente chiamati.
Per alcuni il far parte di una Banda costituisce forse la motivazione per uno studio professionale, per altri diventerà l’hobby di una vita. Per entrambi rappresenta il piacere di respirare la musica assieme ad altri nel suonare le Fantasie da opere quali Norma, Rigoletto, Lucia di Lammermoor ... La Banda fin dalla sua nascita ha rappresentato e in parte ancora rappresenta una significativa componente della memoria storica dell’opera.
Quest’ultima, infatti, costituisce la prima delle due fondamentali componenti del repertorio bandistico; l’altra è la marcia, di derivazione militare e cerimoniale. La marcia definisce in sé anche uno dei ruoli primari della banda, ovvero la sfilata, che a seconda delle occasioni adatta il repertorio alle circostanze.
n questo senso il complesso a fiati partecipa alla vita della comunità, suonando alle manifestazioni civili e religiose. Dal punto di vista educativo e nell’ambito della Banda è sempre stato possibile studiare uno strumento gratuitamente; il riunirsi per far musica con l’obiettivo, oltre che di migliorare, di preparare programmi diversi da eseguire anche al di fuori della propria comunità è un fatto che arricchisce la personalità sotto ogni aspetto.
L’opera lirica si è riflessa nelle Bande soprattutto grazie al fascino delle sue melodie e alla forza drammatica dei suoi brani d’insieme, elementi questi concentrati nelle ouvertures, denominate anche sinfonie. Nella maggior parte dei casi si tratta di composizioni autonome che (se ben trascritte per gli strumenti a fiato) sembrano fatte su misura per essere eseguiti dalla Banda.
Lo scopo dell’ouverture posta in apertura di un melodramma è quello di introdurre l’ascoltatore alle atmosfere del melodramma stesso, di aprirgli emozionalmente la scena su cui si svolgerà la vicenda. La stessa ouverture eseguita dalla Banda sulla piazza cittadina, oppure in occasione del concerto di gala di fine stagione, libera, seppure in contesti molto diversi, tutta la sua forza evocativa. La Banda, da parte sua, si è riflessa nell’opera lirica per le sue caratteristiche espressive diverse da quelle dell’orchestra sinfonica (in cui, notoriamente, a prevalere sono gli strumenti ad arco), in modo diretto e indiretto. In modo diretto quando si parla di Banda in palcoscenico e in modo indiretto quando l’orchestra è chiamata e sottolineare atmosfere di carattere bandistico (fanfare, ritmi militari). Alla teatralità innata del complesso bandistico nelle sue più diverse forme si è fatto spesso ricorso anche al di fuori del melodramma. Basti pensare alla Grande Messe des Morts e alla Symphonie funèbre et triomphale di Hector Berlioz, opere in cui viene fatto largo uso di ottoni e percussioni, oppure all’ultimo movimento della Sinfonia No. 9 in re minore op. 125 di Ludwig van Beethoven dove l’intervento del tenore Allegro assai vivace. Alla marcia è scandito dal ritmo della musica turca (formata da triangolo, piatti e grancassa). La musica turca, denominata anche musica di Giannizzeri e completata come tradizione vuole dal flauto ottavino, è fra i principali elementi caratteristici dell’opera Il Ratto dalSerraglio di Wolfgang Amadeus Mozart non a caso appartenente al genere della turquerie. L’evolversi della scena musicale a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, in particolare con il diffondersi sempre più ampio della musica via radio e su disco, nonché del repertorio americano (jazz, rock, pop) ha determinato per la Banda musicale un lungo periodo durante il quale dal punto di vista stilistico si sono sovrapposte varie tendenze, che hanno determinato una certa spaccatura fra “vecchia” e “nuova” generazione.
Sta di fatto che la Banda musicale ha superato la sua crisi rimanendo fedele alla lezione di Alessandro Vessella (1860-1929) allievo di Palumbo e Serrao al Conservatorio di Napoli, direttore della Banda comunale diRoma fino al 1921, compositore, ma soprattutto autore del Trattato di istrumentazione per banda, Milano, 1897-1891.
Per Vessella che oltre ad aver scritto molte marcie, la Rapsodia Britannia, il Corteo Nuziale per Banda, ecc. ha trascritto per Banda lavori di Rossini, Verdi, Wagner, Beethoven (le Sinfonie No. 1, No. 4 e No. 8), Chopin e Bach - la trascrizione dall’orchestra sinfonica alla Banda non poteva essere una semplice riassegnazione delle parti in rapporto alla tessitura degli strumenti. Era infatti necessario ripensare la partitura originale in funzione della diverse personalità sonore e delle diverse possibilità tecniche della Banda.
Il lavoro di Alessandro Vessella è stato continuato da musicisti quali Angelo De Paola, autore, fra l'altro, di un volume dedicato alla tecnica dell'orchestrazione per fiati e di un altro dedicato alla strumentazione per Banda, dove le problematiche vengono analizzate in base alle attuali esigenze e all'evoluzione tecnica (in molti casi importante) che gli strumenti hanno avuto negli ultimi decenni.
Gli arrangiamenti delle Sinfonie da Norma e Nabucco che il Maestro Muti dirige in occasione del concerto del
14 giugno 2008 sono appunto di Angelo De Paola.
Se è vero che la Banda deve e può continuare ad essere un riflesso della comunità in cui opera, è anche vero che essa deve puntare sui suoi valori fondamentali, primo fra tutti quello dell’aggregazione attorno a un progetto artistico e sociale.
Imparare a suonare uno strumento con rigore e disciplina, avere la possibilità di misurare regolarmente i propri progressi attraverso il confronto con gli altri durante le prove d'assieme ed i concerti rappresenta un'esperienza di vita dai molteplici aspetti: il conoscere la musica e l'essere in grado di eseguirla, il vivere la dinamica di gruppo, l'affrontare il pubblico e sopportare lo stress della competizione ...
Le alte frequenze nei Conservatori di musica e il fiorire delle Accademie di musica (dove oltre agli strumenti a fiato si studiano pure gli archi ed altre categorie di strumenti) sono segnali incoraggianti! Tuttavia, è importante riflettere sul fatto di cui si diceva all’inizio; nell’ambito della Banda è possibile studiare uno strumento gratuitamente fino a raggiungere un certo livello e far musica d'assieme.
Il Concerto del Maestro con i ragazzi della Bandadi Delianuova al Festival di Ravenna in questo senso è molto significativo. Se da una parte rappresenta un riconoscimento del livello raggiunto da questa formazione, dall’altra vuole sottolineare l’importanza del lavoro di base per ottenere risultati sempre migliori.
La presenza del Maestro Riccardo Muti sul podio della Banda calabrese è inoltre un ulteriore passo nell'ambito di un discorso educativo in cui egli ha sempre creduto, ma che ha potuto sviluppare in modo effettivo solo negli ultimi anni, a partire dalla Fondazione dell'Orchestra Luigi Cherubini. E' un dato di fatto che la Banda è una realtà profondamente radicata nella regione da cui questi giovani provengono, i quali attraverso un'iniziativa didattica ed artistica ben condotta hanno raggiunto un ottimo livello. Il pericolo è che questa ed altre iniziative del genere debbano ad un certo punto ridurre o cessare la loro attività per mancanza di fondi.
E' un dato di fatto che l'Ente pubblico nelle sue più varie istanze, dal Comune fino ai Ministeri della Repubblica, passando per le Provincie e le Regioni abbia mille priorità con cui doversi confrontare.
Ma è pure un dato di fatto che se le fondamenta della costruzione del sistema educativo non sono ben solide, anche gli ultimi piani traballano.