Hector Berlioz (1803-1869) scrisse quattro Sinfonie esattamente sull'arco di un decennio, dal 1830 al 1840.
Basterebbe la prima di queste opere - la Symphonie fantastique op. 14 "Episode de la vie d'un artiste" - per rendersi conto di come la scrittura rivoluzionaria del compositore francese si basi sulla dimensione immaginifica del discorso musicale.
Il viaggio onirico della Symphonie fantastique inizia con il quadro Sogni e Passioni, per proseguire con UnBallo e con la Scena ai Campi, per poi perdersi - attraverso la Marcia al Supplizio - nel Sogno di una nottedi Sabba.
A dare lo spunto a Berlioz per scrivere nel 1834 la sua Seconda Sinfonia (Harold en Italia, op. 16) fu Niccolò Paganini, il quale suonava la viola e la chitarra in maniera altrettanto strepitosa del violino.
Il musicista genovese si immaginava che Berlioz avrebbe scritto una sinfonia concertante per viola e orchestra, dove lo strumento solista sarebbe stato chiamato a sfoggiare un virtuosismo straordinario.
L'autore della Symphonie fantastique era tuttavia preso da altre proccupazioni e vedeva nel timbro malinconico dello strumento ad arco l'ideale veicolo a cui affidare i sentimenti del protagonista descritti in "Childe Harold'sPilgrimage" (Il pellegrinaggio del giovane Aroldo), poema narrativo pubblicato fra il 1812 e il 1818 dal letterato inglese George Gordon Byron (1788-1824).
In questa pagina - ancor più che non nella Sinfonia fantastica - si avverte il desiderio di Hector Berlioz di far cantare l'orchestra, vale a dire di rendere il suono dell'orchestra completamente autonomo e indipendente in ogni suo registro, in modo da riuscire ad esprimere un canto senza parole.
Nella tappa successiva del suo percorso sinfonico, Roméo et Juliette (1839) - Sinfonia drammatica per soli, coro e orchestra dedicata a Niccolò Paganini - protagonista principale è proprio l'orchestra, ad un punto tale che i percorsi sentimentali dei personggi sono ad essa affidati.
Berlioz e Paganini - 16 dicembre 1838 Conservatorio
(dal volume Hector Berlioz di Adolphe Jullien)
Basata sull'omonima tragedia di William Shakespeare, che descrive in maniera perfetta l'irrealizzabilità di un amore, la sinfonia drammatica di Berlioz - pur impiegando il coro e tre voci soliste - non usa l'orchestra per sostenere e definire il loro ruolo, ma capovolge in modo inedito la situazione: coro e solisti vocali sono infatti chiamati ad amplificare la forza espressiva dell'orchestra.
Così facendo, il compositore francese intende continuare la sua esplorazione del rapporto fra espressione orchestrale ed espressione letteraria, al di là dell'opera lirica.
Non dimentichiamo che Franz Liszt (1811-1886) - che di Hector Berlioz era un grande ammiratore
(tanto da chiedergli l'autorizzazione per trascrivere la sua Symphonie fantastique per il pianoforte) -
scrisse una serie di poemi sinfonici ispirati a capolavori della letteratura e che, alcuni decenni più tardi, Pëtr Ilich Tchaikovsky (1850-1893) avrebbe fatto la stessa cosa.
A ben guardare Roméo et Juliette, ufficialmente definita Sinfonia drammatica, potrebbe anche essere definita come un poema sinfonico in tre parti per orchestra, con aggiunta di coro e solisti vocali.
Proprio così, in quanto la caratteristica di base della scrittura orchestrale è quella della visionarietà, tipica della Symphonie fantastique op. 14, del finale di Harold en Italie e della Grande Messe des Morts op. 5 (in particolare del Dies irae e del Rex tremendae).
La ricerca di una dimensione visionaria nella musica di Hector Berlioz è vista come ricerca dell'assoluto, come tentativo di comunicare la forza del messaggio poetico al di là della parola. Romeo and Juliet di Shakespeare contiene in sè una forza drammatica tale per cui - stando al compositore francese - si può cercare di trasmetterla toccando le corde più profonde dell'animo umano unicamente attraverso la musica "assoluta" dell'orchestra.
Sir Frank Dicksee (1853-1928)
Romeo and Juliet
Gustav Mahler (1860-1911) è stato uno dei maggiori direttori del melodramma (da Mozart a Wagner, da Verdi a Richard Strauss); personalmente non scrisse mai un'opera lirica, ma nove spettacolari sinfonie ed alcuni cicli di Lieder per voce e orchestra.
Spesso le sue sinfonie, in particolare i movimenti più ampi - sia che impieghi o meno le voci soliste o il coro - ricordano atti d'opera.
Richard Strauss (1864-1949) nelle sue due sinfonie (Sinfonia domestica op. 53 e Eine Alpensinfonie op. 64) non rinunciò di nome a rendere omaggio alla forma orchestrale più tipica del Classicismo e del Romanticismo, ma vi rinunciò di fatto.
Queste due pagine in realtà sono racconti senza parole, ovvero poemi sinfonici, come lo sono i successivi Aus Italien, op. 16, Macbeth, op. 23, Don Juan, op. 20, Così parlò Zarathustra, op. 30.
E' ben difficile che questi due giganti del tardo Ottocento mitteleuropeo, che nei loro concerti dirigevano regolarmente le opere di Berlioz, non abbiano riflettuto sulla geniale originalità della scrittura orchestrale dell'autore francese che, allo scopo di far cantare l'orchestra, è riuscito a liberarsi da più di un secolo di tradizione.