muti.ch>attualità>Lucerne Festival - Wiener Philharmoniker - settembre 2008
LUCERNE FESTIVAL SETTEMBRE 2008
RICCARDO MUTI - WIENER PHILHARMONIKER
Igor Stravinsky, con una della sue celebri caustiche battute, sosteneva che i concerti avrebbero dovuto limitarsi ai fuori programma, perchè quelli sono i migliori momenti dei concerti stessi.
Cosa avrebbe pensato il grande compositore russo se, per magia, fosse stato presente ai tre concerti che il Maestro Riccardo Muti ha diretto al Lucerne Festival con i Wiener Philharmoniker? Probabilmente si sarebbe ricreduto riguardo ai programmi ufficiali delle serate, visto l'alto livello dei tre appuntamenti.
Avrebbe invece trovato conferma della sua tesi per quanto riguarda i bis.
E' proprio pensando alla sferzante battuta del mitico autore del Baiser de la Fée, che abbiamo deciso di iniziare il commento a questi concerti partendo proprio dai fuori programma.
Il primo era il Notturno op. 7o No. 1 di Giuseppe Martucci (1856-1909), un brano di affascinante poesia, in cui l'autore italiano, che è stato uno dei più ferventi sostenitori della musica di Richard Wagner in Italia, evoca le atmosfere del Romanticismo tedesco.
Martucci non forza mai il tono, in una musica che avvolge con delicatezza l'ascoltatore. L'atmosfera intimamente discorsiva del Notturno risaltava ancor di più, avendo ancora nella mente gli effetti spettacolari del finale della Seconda Sinfonia di Anton Bruckner, che Riccardo Muti e i Wiener Philharmoniker hanno eseguito nella seconda parte della prima serata.
Il brano di Martucci, con simili interpreti, è pura poesia, ricca di sentimento, ma priva di retorica. Il compositore napoletano condivideva con Anton Bruckner (1824-1896) la stessa grande ammirazione per Richard Wagner (1813-1883). Eppure il compositore austriaco non scrisse una sola opera lirica: il suo catalogo è perlopiù formato da musiche per coro a cappella, per coro e orchestra e, soprattutto, da nove Sinfonie.
La sfida di Anton Bruckner fu quella di impiegare la forma della Sinfonia classica e del primo Romanticismo - da Haydn a Mozart, e, soprattutto, a Beethoven - per forzarne i limiti fino al massimo delle sue possibilità.
Da qui un aumento considerevole della durata delle singole sezioni e un ampliamento dell'organico orchestrale.
Ogni spiegazione teorica trova immediato riscontro nel momento in cui si ha la possibilità di ascoltare un'orchestra come quella dei Wiener Philharmoniker, diretta da un maestro come Riccardo Muti.
La Seconda Sinfonia di Bruckner, pur nella sua grandiosità, è caratterizzata da una cantabilità che difficilmente si riscontra in maniera così esplicita e diffusa nelle altre Sinfonie del compositore austriaco.
Il nucleo emotivo dell'opera è il secondo movimento (Adagio). Il tono di questa pagina ha qualcosa di dolcemente raccolto da una parte e qualcosa di intensamente solido dall'altra, quasi fosse un atto di fede.
Ci si muove dunque dal primo movimento Moderato, pieno di chiaroscuri, per giungere all'Adagio e, quindi, allo Scherzo, una danza (Ländler) che, però, assume a tratti aspetti sognanti.
Il Finale riflette in pieno, come struttura, il Moderato iniziale.
Bruckner, che inizia questo movimento nella tonalità di base della Sinfonia (do minore) la termina in Do maggiore, la tonalità della luce.
Anton Bruckner
Johann (Baptiste) Strauss padre (1804-1849), pur avendo scritto la bellezza di oltre 260 brani, è conosciuto ai più per la Marcia Radetzky che, tradizionalmente, chiude il Concerto di Capodanno che i Wiener Philharmoniker tengono nella sala dorata del Musikverein. Egli ebbe tre figli, pure musicisti. Il primo che, come il padre, si chiamava Johann (1825-1899) di composizioni ne scrisse addirittura cinquecento.
Il secondo, Joseph (1827-1870), lasciò pure un catalogo considerevole di trecento numeri, pari a quello del terzo fratello: Eduard (1835-1916).
Johann Strauss Junior, con il suo straordinario talento e la sua frenetica attività, mise in ombra quella degli altri fratelli. Il che non significa affatto che la loro musica fosse meno interessante della sua. Marienklänge, il Walzer di Joseph Strauss scelto da Riccardo Muti e dalla Filarmonica di Vienna per concludere il loro secondo concerto al Lucerne Festival ne è un bellissimo esempio.
Joseph Strauss sa giocare sulle mezzetinte come pochi e sa dare, in questo caso, al ritmo di danza un'atmosfera vagamente sognante, che ricorda un pò, se vogliamo, il Walzer della Quinta Sinfonia di Pëtr Ilich Tchaikovsky e la Berceuse conclusiva del balletto Le Baiser de la Fée di Igor Stravinsky, ascoltati in precedenza.
Joseph Strauss
(1827-1870)
Dalla borghesia viennese a quella siciliana descritta da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo romanzo Il Gattopardo prima e da Luchino Visconti nell'omonimo film poi.
Punto di collegamento fra questi due capolavori la musica di Nino Rota. Oltre a servire la colonna sonora per il film le pagine più significative di questa partitura hanno trovato la via della registrazione discografica e delle sale da concerto, soprattutto per merito di Riccardo Muti.
I ballabili della musica per Il Gattopardo presentati al Lucerne Festival nella raffinatissima interpretazione del Maestro Muti e dei Wiener Philharmoniker non possono non rievocare le splendide immagini del capolavoro di Visconti ma, indipendentemente da questa, incantano per la loro bellezza preziosa.
Quale fuori programma per questo terzo ed ultimo concerto con i Wiener Philharmoniker, Riccardo Muti ha presentato l'Intermezzo dalla Manon Lescaut di Giacomo Puccini.
Posta fra il secondo e il terzo e conclusivo atto dell'opera, questa pagina fa vivere tutta la disperazione che accompagna i due protagonisti fino alla loro tragica morte.
Eppure, in questa musica c'è una carica di dolcezza e di nostalgia, una necessità di aggrapparsi alle cose belle che si sono vissute.
Giacomo Puccini
(1858-1924)
Quando si osserva Riccardo Muti dirigere i Wiener Philharmoniker si ha un esempio chiaro di cosa significhi l'intesa fra un grande direttore e una grande orchestra.
L'intesa avviene su diversi piani. Se, da una parte, il lavoro sui particolari è necessario anche con un'orchestra preparatissima dal punto di vista tecnico (l'Orchestra a sua volta giudica il direttore anche da questo aspetto) dall'altra, l'Orchestra di grandi capacità ha bisogno di direttori che le propongano idee, dimensioni, visioni nuove.
L'alchimia fra questi due aspetti crea il successo di una collaborazione. Se è vero che il carisma di un direttore d'orchestra ha la sua importanza, è anche vero che i direttori che più hanno presa sui Wiener Philharmoniker sono coloro che, al di là dell'ampiezza della loro fama, sanno rimettersi ogni volta in discussione. Riccardo Muti, in questo senso, è il primo della lista.
Non dimentichiamo poi che l'Orchestra Filarmonica di Vienna è orgogliosa del fatto di non avere un direttore stabile, quindi di gestirsi in maniera indipendente e di invitare, in perfetta autonomia, i musicisti da cui vuole essere diretta.