attualità | biografia | discografia scelta | recensioni e interviste scelte | programmi | home |ricerca nel sito|


muti.ch>attualità>Festival di Salisburgo-Otello>a proposito di Otello




... a proposito di Otello ...



Prima rappresentazione: 5 febbraio 1887
Milano, Teatro alla Scala, Direttore: Franco Faccio


Giuseppe Verdi - Otello - Atto Terzo - Prima rappresentazione Teatro alla Scala
Fotografia Carlo Ferrario 1887


Otello è l'opera in cui Verdi è riuscito a scavare più in profondità nella psiche umana.
Lo ha fatto partendo da un dramma dell'ammiratissimo William Shakespeare, in cui il contesto socio-politico (l'isola di Cipro sotto il dominio veneziano e la guerra contro i Turchi) influisce solo marginalmente sulle azioni dei protagonisti.
Questa è una differenza fondamentale rispetto, ad esempio, al precedente Don Carlos, in cui la situazione esterna ai personaggi condiziona in modo determinante il loro agire.

Il compositore si concentra sull'evoluzione dei sentimenti del generale al servizio della Repubblica veneziana Otello nei confronti della moglie Desdemona, che passano dall'amore sconfinato alla gelosia mortale.
A scatenare la follia di Otello è il suo alfiere Jago, risentito nei suoi confronti per avergli preferito Cassio per la promozione al grado di capitano.
Giuseppe Verdi per il libretto di Otello (così come per il libretto del suo ultimo capolavoro Falstaff (1893) ha voluto la collaborazione di Arrigo Boito, compositore e letterato di grande valore.
I risultati di questo connubio sono paragonabili unicamente a due altri nella storia della musica:
Wolfgang Amadeus Mozart (1760-1791)/Lorenzo da Ponte (1749-1838) e Richard Strauss (1864-1949)/Hugo von Hoffmansthal (1874-1929).
Rispetto all'originale teatrale, Verdi e Boito ne essenzializzano la struttura in modo significativo, tralasciando la quasi totalità delle scene di massa ma, soprattutto, eliminando il primo atto che si svolge a Venezia e che narra del matrimonio fra Otello e Desdemona, celebrato in gran segreto, per l'opposizione del padre di lei.
Un ulteriore fondamentale cambiamento rispetto a Shakespeare è legato alla figura di Jago, che nell'opera di Verdi-Boito assume un'importanza molto maggiore.

Théodore Chassériau (1819-1856)
Otello e Desdemona a Venezia (1850)

Se nella tragedia teatrale Jago impersona colui che,
a causa della sua invidia, gelosia, rabbia, perfidia, trascina verso la morte Desdemona e quindi Otello, nell'opera lirica egli diventa la personificazione stessa del Male, una figura satanica che prova gioia nel distruggere il Bene.
E' subito dopo aver convinto Cassio a chiedere a Desdemona di intercedere presso Otello affinchè gli venga reso il grado di capitano che Jago intona il suo "Credo".


OTELLO, Atto Secondo, Scena Seconda

JAGO
Vanne;
la tua mèta già vedo.
Ti spinge il tuo dimone,
e il tuo dimon son io.
E me trascina il mio, nel quale io credo
inesorato Iddio.

(allontanandosi dal verone senza più guardare Cassio,
che sarà scomparso fra gli alberi del giardino
)

Credo in un Dio crudel che m'ha creato
simile a sé e che nell'ira io nomo.
Dalla viltà d'un germe o d'un atomo
vile son nato.
Son scellerato
perché son uomo;
e sento il fango originario in me.
Sì! questa è la mia fé!
Credo con fermo cuor,
siccome crede la vedovella al tempio,
che il mal ch'io penso e che da me procede,
per il mio destino adempio.
Credo che il giusto è un istrïon beffardo,
e nel viso e nel cuor,
che tutto è in lui bugiardo:
lagrima, bacio, sguardo,
sacrificio ed onor.
E credo l'uom
giuoco d'iniqua sorte
dal germe della culla
al verme dell'avel.
Vien dopo tanta irrisïon la Morte.
E poi? E poi?
La morte è il nulla.
E' vecchia fola il Ciel.

Da una lettera di Giuseppe Verdi ad Arrigo Boito del 1886
(dal carteggio Verdi-Boito - Vol. I pag. 99 No. 71 - Istituto di Studi verdiani, Parma 1978):
...
Si parla, e mi si scrive sempre di Jago!!!
Ho un bel rispondere = Otello, pas Jago, n'est pas fini!!
Continuano a dirmi e scrivermi Jago
Jago - Egli è (è vero) il Demonio, che muove tutto; ma Otello è quello che agisce = Ama, è geloso, uccide, e si uccide. Per parte mia poi mi parrebbe ipocrisia il non chiamarlo Otello.
Preferisco che si dica "Ha voluto lottare col gigante ed è rimasto schiacciato" piuttosto che "si è voluto nascondere sotto il titolo di Jago."
Se Voi siete della mia opinione, cominciamo dunque a battezzarlo Otello, e ditelo subito a Giulio -
...

Verdi e Boito dando questo rilievo drammaturgico al personaggio di Jago hanno, se così si può dire, "corretto" Shakespeare.
Il loro intento era quello di plasmare un carattere la cui lucida follia potesse minare alla radice la personalità di Otello, uomo di valore e di specchiate virtù, per il quale Desdemona rappresenta la vita stessa.
Il "Credo" di Jago è, letteralmente, una pagina di diabolica bellezza.
La sua voce conosce mille inflessioni, ora recita, ora sussurra, ora declama, ora canta con dolcezza, ora erompe in un riso fragoroso.
L'orchestra, più che accompagnarlo, sembra reagire, ora con toni suadenti, ora con repentine esplosioni, al suo delirio.
Poco prima di questo episodio, nella Terza Scena del Primo Atto, Otello e Desdemona si incontrano nei giardini del Palazzo.
L'aura magica che li avvolge sembra fondersi con la natura che li circonda, con il mare e con le stelle, che nominano più volte durante il loro colloquio.
Verdi riesce qui a far sentire dal punto di vista emozionale la comunione di amorosi sensi.
Le parole di Otello, tuttavia, lasciano intuire un presagio di morte.
Otello è il melodramma dalle perfette simmetrie.
Quindi al "Credo" di Jago del Secondo Atto risponde il generale della Serenissima nella Terza Scena del Terzo Atto:


OTELLO, Atto Terzo, Scena Terza


OTELLO
Dio! mi potevi scagliar tutti i mali
della miseria - della vergogna,
far de' miei baldi trofei trionfali
una maceria - una menzogna ...
e avrei portato la croce crudel
d'angoscie e d'onte
con calma fronte
e rassegnato al volere del ciel.
Ma, o pianto, o duol!
m'han rapito il miraggio
dov'io, giulivo, l'anima acqueto.
Spento è quel sol, quel sorriso,
quel raggio che mi fa vivo -
che mi fa lieto!
Spento è quel sol, ecc.
Tu alfin, Clemenza,
pio genio immortal
dal roseo riso, copri il tuo viso santo
coll'orrida larva infernal!


Quest'aria, in cui l'aspetto recitato è ancora più evidente che non nell'aria di Jago, presenta un Otello completamente disorientato davanti alla presunta perdita dell'amore di Desdemona.
Il rapporto voce-orchestra è ancora più sottile e intrigante che non nel "Credo".
Desdemona, all'inizio del Quarto atto, dopo essere stata pubblicamente umiliata da Otello, si prepara per la notte e attende lo sposo.
Dalle parole che dice ad Emilia, moglie di Jago e sua confidente, si capisce chiaramente che Otello verrà per ucciderla.
Verdi e Boito a questo punto dipingono un ritratto di Desdemona diviso in due parti: La Canzone del Salice, ovvero una nénia funebre che Desdemona bambina sentiva cantare da Barbara, un'ancella di sua madre, e la preghiera mariana per eccellenza: l'Ave Maria.

OTELLO, Atto Quarto, Scena Prima

DESDEMONA
Son mesta, tanto, tanto.
Mia madre avea una povera ancella,
innamorata e bella;
era il suo nome
Barbara.
Amava un uom
che poi l'abbandonò;
cantava una canzone: La canzon del Salice.
(ad Emilia:)
Mi disciogli le chiome;
io questa sera ho la memoria piena
di quella cantilena:
"Piangea cantando
nell'erma landa,
piangea la mesta.
O Salce! Salce! Salce!
Sedea chinando
sul sen la testa.
O Salce! Salce! Salce!
Cantiamo, cantiamo!
Il salce funebre
sarà la mia ghirlanda".
Affrettati; fra poco giunge Otello.
"Scorreano i rivi
fra le zolle in fior;
gemea quel core affranto,
e dalle ciglia le sgorgava il cor
l'amara onda del pianto.
O Salce! Salce! Salce!
Cantiamo, cantiamo!
Il Salce funebre
sarà la mia ghirlanda.
Scendean gli augelli a vol dai rami cupi
verso quel dolce canto.
E gli occhi suoi piangean tanto, tanto,
da impietosir le rupi".

Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)
L'ultimo canto di Desdemona (1875/1880)


Si tratta di due facce della medesima medaglia: da una parte il racconto di un amore puro e disilluso, dall'altra la speranza che dà la fede attraverso la preghiera.
Il canto di Desdemona è limpido, purissimo, eppure non immateriale ed etereo, perchè la giovane sposa è stata capace di una passione profonda per Otello.
Non si dimentichino le vertigini del duetto del finale del Primo Atto, che Verdi rievoca nel momento della morte di Desdemona.
Immediatamente dopo l'uccisione di Desdemona, Otello ritorna alla realtà.
Verdi rende questa situazione attraverso un rapinoso decrescendo che porta l'orchestra da un imponente fortissimo a una quasi assenza di suono.
Seguono degli accordi cupi, grevi, che accompagnano il quasi-recitativo di Otello.

OTELLO, Atto Quarto, Scena Quarta


OTELLO
Tant'osi?
Niun mi tema
se anco armato mi vede.
Ecco la fine del mio cammin ...
Oh! Gloria! Otello fu.



Ancora una geniale simmetria. Questo passaggio altro non è che l'opposto della spettacolare entrata in scena di Otello, all'inizio del Primo Atto:

OTELLO, Atto Primo, Scena Quarta


Esultate!
L'orgoglio musulmano
sepolto è in mar;
nostra e del cielo è gloria!
Dopo l'armi lo vinse l'uragano.



Amato-odiato da tutti i tenori, l' "Esultate" dall'Otello è senza dubbio una delle più impressionanti entrate in scena di un protagonista in un'opera.
Per non dire del resto. Nè l'inizio dell'Olandese Volante di Richard Wagner, con una decina di minuti di Ouverture, nè, tantomeno, la Walchiria dello stesso compositore (con alcuni minuti di preludio) propongono un'apertura marina così spettacolare come quello di Otello.
Bisogna immaginarsi un mare in burrasca con navi militari che hanno difficoltà ad attraccare, con la folla che le atttende sul molo.
Non esiste nemmeno un minuto di preludio strumentale; di colpo si entra nell'argomento, con il Coro e i due protagonisti principali in scena: Otello sulla prua della nave e Jago, che si muove nervosamente tra la folla.
A ragion veduta se, come si diceva in precedenza, Verdi e Boito non avessero"corretto" Shakespeare tralasciando il Primo Atto che si svolge a Venezia con il matrimonio fra Otello e Desdemona, non avremmo avuto una delle scene d'apertura più geniali e sconvolgenti dell'intera storia della musica.


Alexandre-Marie Colin (1798-1875)
Otello e Desdemona (1829)

Eugène Ferdinand Victor Delacroix (1798-1863)
Morte di Desdemona (1858)



Da una lettera di Arrigo Boito a Giuseppe Verdi
del Maggio 1886
(dal carteggio Verdi-Boito - Vol. I pag. 106 - No. 77
Istituto di Studi verdiani, Parma 1978):
...
L'epoca (anzi quasi la data) della nostra tragedia si offre da sé senza bisogno di logorarsi il cervello per ricercarla.
Cinzio Giraldi che, come ella sa, è la fonte della tragedia di Schakespeare, ci dà due limiti di tempo fra i quali sta la data del fatto d'Otello.
Stacco una pagina di una brutta edizione economica degli Ecatomiti perché serva a Lei di documento. E' una pagina del Proemio.
Cinzio Giraldi, imitando il Decamerone anche in ciò, inquadra la raccolta delle sue cento novelle in una cornice storica. Finge che codeste novelle sieno raccontate in una compagnia di fuggiaschi dal sacco di Roma nel 1527, proprio come fa il Boccaccio nel proemio delle novelle sue dove le immagina narrate dai fuggiaschi della peste di Firenze. Dunque: 1527; ecco non già una data ma un dato che ci serve. Un altro dato Lei lo ha sottomano: apra il mio volume di Schakespeare che è rimasto a S. Agata, cerchi la novella del Giraldi che vi è tradotta e troverà nelle prime linee come il fatto cruento d'Otello e di Desdemona sia accaduto poco tempo prima.
Dunque l'epoca nostra è fissata così dal Giraldi: poco tempo prima del 1527. Io credo di non aver errato designando all'Edel per limite estremo il 1525.
Un pajo d'anni di margine per il fatto e il racconto del fatto non mi pajono troppi.
L'Edel, dunque, a mio giudizio, non deve oltrepassare nei suoi studi il 1525, ma prima di quella data estrema deve avere un largo spazio d'anni da consultare.
Le vesti d'allora mutavano meno rapidamente di quello che mutino desso. Oggi stesso, dove c'è molta gente, vediamo rappresentata una trentina d'anni di mode, il mantello all'Italiana che Lei porta ancora ne è una prova e i colletti alti delle sue camicie un'altra prova! trent'anni separarono questi dall'altro.
Ho consigliato al nostro Edel di studiare i pittori Veneziani degli ultimi anni del 1400 a tutto il primo quarto del XVI° secolo. Per nostra fortuna i due grandi documenti di quel giro d'anni sono Carpaccio! e Gentile Bellini!
dai loro quadri esciranno le vesti dei nostri personaggi.
Ho fatto bene? ho fatto male?
Se ho fatto male siamo sempre in tempo di correggere il male fatto.
...

Arrigo Boito (1842-1918)
Giuseppe Verdi (1813-1901)
(Fotografia Ferrario, 1893)



Da una lettera di Giuseppe Verdi
ad Arrigo Boito del 18.12.1886
(dal carteggio Verdi-Boito - Vol. I pag. 118 - No. 88
Istituto di Studi verdiani, Parma 1978):

Da una lettera di Arrigo Boito
a Giuseppe Verdi del 21.12.1886
(dal carteggio Verdi-Boito - Vol. I pag. 119 - No. 89
Istituto di Studi verdiani, Parma 1978):

Car Boito,
Grazie dei due versi. Ho consegnato adesso adesso a Garignani gli ultimi atti d'Otello! ...
Povero Otello!
Non tornerà più qui !!!
...


Caro Maestro mio,
Il Moro non verrà più a battere alla porta di Palazzo Doria ma Lei andrà a trovare il Moro alla Scala.
Otello è. Il gran sogno s'è fatto realtà. Che peccato! Pure malgrado la tristezza che segue l'opera compita vorrei che si facesse presto realtà anche la traduzione francese.
...



William Shakespeare



muti.ch>attualità>Festival di Salisburgo-Otello>a proposito di Otello