Louis-Hector BERLIOZ
(La Côte-Saint-André en Isère 11 dicembre 1803- Paris 8 marzo 1869)
SYMPHONIE FANTASTIQUE OP. 14
"Episode de la vie d'un artiste"
Prima esecuzione: 5 dicembre 1830 - Parigi, Conservatorio
diretta da François-Antoine HABENECK (1781-1849)
I
Rêveries - Passions
II
Un bal
III
Scène aux champs
IV
Marche au supplice
V
Songe d'une nuit du Sabbat
Quando Hector Berlioz componeva la sua “Symphonie fantastique” aveva ventisette anni;
Beethoven era morto da appena tre; la sua "Nona Sinfonia" era stata composta negli anni 1822-1824.
Se già i primi tre movimenti del capolavoro beethoveniano scuotono dalle fondamenta le strutture della sinfonia classica, il finale della “Nona” sconvolge ogni equilibrio formale per proiettarsi verso l'oggetto principale del Romanticismo: l'Uomo, con il suo universo emozionale.
Harriet Smithson
Dedicata allo Zar Nicola I, “la Symphonie fantastique” di Hector Berlioz è il racconto della passione dell'autore per l’attrice irlandese Harriet Smithson, che sarebbe poi diventata sua moglie.
I sentimenti del compositore vengono dipinti in ogni loro sfacettatura, dall’estasi all’angoscia, e pervadono i cinque i movimenti del lavoro (Rêveries-Passions, Un bal, Scène aux champs, Marche au Supplice, Songe d’une nuit de Sabbat). Berlioz definisce in termini musicali la sua passione penetrante e incontrollabile come "idée fixe", a cui corrisponde concretamente un tema che ritorna costantemente; quello che Richard Wagner avrebbe poi chiamato “Leitmotiv”.
L’idée fixe nella “Symphonie fantastique” ricorre ogni qualvolta la drammaturgia, ovvero la necessità dell'evolversi delle emozioni, lo richiede. In una sinfonia del periodo classico, invece, i temi principali ricorrono a dipendenza delle esigenze dettate dalla struttura della composizione stessa.
Hector Berlioz, attraverso questo capolavoro giovanile, aveva così compiuto il primo passo di una rivoluzione che avrebbe segnato la storia della musica per tutto l'Ottocento e per i primi decenni del Novecento.
La "Symphonie Fantastique", a dispetto del titolo, è un poema sinfonico, ovvero un racconto in musica.
Certo è che lo scrivere seguendo la forma libera del poema sinfonico (che praticamente offre infinite possibilità) richiede, oltre alla ricchezza di inventiva, la capacità di stabilire nuovi equilibri e nuove proporzioni, funzionali a un disegno musicale, poetico e drammaturgico che deve sempre scorrere di moto proprio: la libertà, infatti, non è mai anarchia, ma scelta.
All’ascolto della “Symphonie fantastique”, si è colpiti dalla felicità dell'invenzione melodica e dalla ricchezza e novità della strumentazione, dalla rapidità dei cambiamenti di dinamica, spesso inaspettati, e da quella dei cambiamenti di registro, sempre sorprendenti.
Ci si può immaginare quale fu la sorpresa del pubblico alla prima esecuzione.
Fra gli entusiasti c’era anche Franz Liszt, che il giorno successivo incontrò Berlioz per discutere della “Fantastica” e gli chiese di poter prendere con sé la partitura che poi gli restituì qualche giorno dopo.
Tre anni più tardi Liszt si rifece vivo con Berlioz per chiedergli di nuovo la partitura e questa volta gli domandò l'autorizzazione di trascriverla per pianoforte.
Il risultato ottenuto da Liszt fu così sconvolgente da lasciare ammirato lo stesso Berlioz.
Proprio grazie al lavoro che Franz Liszt effettuò sul capolavoro dell’autore francese si aprirono nuove inedite prospettive nella storia del pianoforte. Infatti Liszt, nella sua trascrizione della “Fantastica”, non adattò le risorse dell’orchestra a misura di quelle del pianoforte - oggettivamente più limitate sia dal punto di vista timbrico che da quello dinamico -, ma fece letteralmente esplodere le possibilità dello strumento a tastiera alla ricerca del mondo sonoro dell’orchestra, non solo per mezzo di un virtuosismo tecnico diabolico, ma anche grazie alla realizzazione di soluzioni espressive che, letteralmente, “trasformavano” il pianoforte in un’orchestra.