>>> a proposito di Franz Joseph Haydn >>> L'anima del filosofo, ossia Orfeo ed Euridice
Franz Joseph Haydn (1732-1809), universalmente riconosciuto come il maggior esponente del Classicismo in musica, deve questa fama alle sue straordinarie capacità nel sapersi esprimere pressoché in ogni genere: dalla sinfonia al concerto solistico, dalla sonata strumentale al quartetto per archi, dalla musica vocale sacra e profana a quella operistica.
Non solo. Egli, vivendo la condizione del musicista di corte (per la maggior parte della sua vita fu al servizio dei principi Esterházy) con tutti i condizionamenti che questo ruolo impone, riuscì sempre e comunque a far prevalere la sincerità artistica, anche nel più piccolo brano d'occasione.
Haydn era ammirato da appassionati, professionisti e colleghi compositori (per non citarne che tre: Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven e Luigi Cherubini) tanto che negli anni, nei decenni e nei secoli si è affermata una sorta di unanimità nel giudicare l'assoluto valore della sua musica.
Un valore così indiscutibile che arrischia di diventare ovvio, se non per gli studiosi ed i musicisti attenti.
Basta però imbattersi in un'interpretazione eccellente di un brano conosciuto oppure nell'ascolto di una pagina poco nota per rendersi conto che tutta la musica di Franz Joseph Haydn è un'inesauribile miniera, ricca di sfavillanti sorprese.
L'anima del filosofo, ossia Orfeo ed Euridice, dramma per musica in quattro atti, su libretto di Carlo Francesco Badini, avrebbe dovuto andare in scena il 31 maggio del 1791 nel nuovo teatro londinese che l'impresario John Gallini aveva fatto edificare con l'appoggio del principe di Galles, il futuro Re Giorgio IV.
Per questo teatro (che avrebbe in seguito assunto la denominazione di King's Theatre) Gallini non ottenne in tempo utile la licenza di apertura, cosicché l'Orfeo di Haydn rimase un manoscritto e venne dimenticato ... fino al 1951.
The King's Theatre, Haymarket
In quell'anno l'opera venne allestita a Firenze, al Teatro La Pergola, con Maria Callas, Boris Christoff e altri cantanti di grido, con la direzione musicale di Erich Kleiber.
Nello stesso anno in cui avrebbe dovuto andare in scena a Londra l'opera di Haydn, a Vienna, si spegneva Wolfgang Amadeus Mozart.
Uno fra i capitoli centrali della creazione mozartiana è rappresentato dal teatro musicale, nei due aspetti che egli ha sviluppato: l'opera italiana e l'opera tedesca (il Singspiel).
In entrambi i casi ci si rende conto di come la loro perfezione musicale e la loro perfezione drammaturgica siano in totale equilibrio e, addirittura, si arricchiscano vicendevolmente.
Grande merito di Mozart, ma grande merito pure dei librettisti. Basterebbero due nomi: Lorenzo Da Ponte per l'opera italiana e Emmanuel Schikaneder per quella tedesca.
Una fortuna che malauguratamente non ebbe Haydn: per i circa trenta lavori composti per il teatro - per le solite contingenze che spesso condizionano anche i più grandi - non ebbe mai l'opportunità di collaborare con autori teatrali all'altezza del suo talento.
E' così che le sue opere sono ricche di splendidi momenti musicali: arie, in cui si sente il raffinato compositore di lieder, cori, in cui si sente il visionario autore di musica sacra, ouvertures e interludi strumentali in cui si avverte il piglio del superbo sinfonista.
Un simile destino toccò a un altro compositore viennese: Franz Schubert, le cui opere per il palcoscenico, proprio a causa della debolezza del libretto e dell'impianto drammaturgico, salvo un paio di eccezioni, sono soprattutto splendide raccolte di pagine musicali.