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muti.ch>attualità>Festival di Salisburgo 2009 Gioachino Rossini>a proposito di Moïse et Pharaon


... a proposito di Moïse et Pharaon ...



Prima versione italiana:
Mosè in Egitto
Napoli - Teatro San Carlo
5 marzo 1818


in Francia: (con alcune modifiche)
Théâtre des Italiens
20 ottobre 1822


Prima esecuzione nella versione francese
Moïse et Pharaon
Parigi - Académie Royale de Musique
26 marzo 1827

Gioachino Rossini (1792 - 1868)


Il carattere della versione napoletana è molto vicino a quello dell'oratorio, mentre la versione parigina possiede la struttura del grand-opéra. Questo pur non modificando la sostanza musicale e teatrale del lavoro, anzi esaltandone le caratteristiche migliori.
Il tema della liberazione del popolo ebraico dall'oppressore egizio nel nome della libertà di azione e di fede ricorda chiaramente l'ultimo grande capolavoro di Gioachino Rossini: Guglielmo Tell. Andato in scena pure all'Opéra di Parigi poco più di due anni dopo Moïse et Pharaon, ovvero il 3 agosto 1829 (il Mosè nella versione italiana, dapprima in forma concertistica, è stato presentato il 26 marzo 1827).

Pierre-Luc-Charles Cicéri (1782-1868)
schizzo per la prima scena di Moïse et Pharaon di Gioachino Rossini
per la prima rappresentazione all'Académie Royalde de Musique, 1827 (© BNF)


Nel Guglielmo Tell che è basato sull'ultimo dramma teatrale di Fredrich Schiller, Rossini narra della lotta condotta dalle prime comunità svizzere raccolte attorno al massiccio del San Gottardo e al Lago dei Quattro Cantoni contro il dominio dell'impero absburgico, interessato soprattutto al controllo del passo del San Gottardo ed esercitato attraverso i loro governatori.
Protagonisti principali della vicenda sono il cacciatore Guglielmo Tell e Gessler, uno dei balivi imperiali.
Sarebbe irriverente nei confronti di Moïse et Pharaon affermare che quest'opera sia servita come "prova generale" per il conclusivo Guglielmo Tell , o meglio Guillaume Tell, visto che pure l'opera finale del percorso di Rossini ha avuto la sua versione parigina.

Osservando complessivamente questi due melodrammi ci si rende conto di come, rispetto al precedente Rossini serio (per non fare che un unico esempio Semiramide) la ricerca dell'effetto drammatico attraverso il virtuosismo vocale è praticamente sparita, a vantaggio di un canto disteso, più aperto al senso e all'intonazione della singola parola, alla ricerca di una dimensione espressiva più corale nella quale tutti sono coinvolti, dai solisti al coro e all'orchestra, se pur su diversi piani.

Moïse et Pharaon ha idealmente (ma non solo ...) ispirato un'altra opera, questa volta non dello stesso Rossini, ma di Giuseppe Verdi: quel Nabucco che andò in scena solamente quindici anni dopo il Mosè e che decretò il primo grande successo del compositore bussetano.
Verdi usò la metafora del popolo ebraico alla conquista della libertà per evitare gli strali della censura austriaca che in quegli anni imperversava nei territori italiani occupati.
Un confronto a distanza fra Mosè e Nabucco permette di osservare come Rossini abbia genialmente realizzato quelle innovazioni (rispetto al suo stile, ma pure in termini assoluti) caratteristiche del melodramma romantico e, in particolare, dello stile del suo più illustre successore Giuseppe Verdi.


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