LA BETULIA LIBERATA
Azione sacra in due parti KV 118
Testo di Pietro Metastasio
(1698 - 1782)
Prime esecuzioni:
Padova e Salisburgo 1771
Mozart (mit der Notenrolle) von 1770
Stich von H. Adlard nach dem Ölbildnis P. Battonis
Per La Betulia Liberata Wolfgang Amadeus Mozart, dal punto di vista stilistico, si ispira a Leonardo Leo
(1694-1744) e Johann Adolf Hasse (1699-1783).
All'epoca della composizione di questa azione sacra il compositore salisburghese era già profondamente immerso nell'esperienza operistica; nell'anno precedente (1770) l'allora quattordicenne musicista aveva scritto il melodramma Mitridade Re di Ponto, sorprendente per forza drammatica e intensità musicale.
Davanti alla forza del soggetto di Betulia egli fu in grado, pur rimanendo all'interno delle regole dell'oratorio, di imprimere al suo nuovo lavoro vibrazioni emotive inedite che di fatto toccano i confini dello stile melodrammatico.
In questo senso il pensiero, oltre che a Leonardo Leo e a Johann Adolf Hasse, va a Georg Friedrich Händel (molto ammirato da Mozart) compositore sassone che, come Hasse, si formò in Italia, ma che - a differenza del suo conterraneo - si trasferì a Londra dove diventò uno fra i maggiori compositori di opere e di oratori della sua epoca. Händel (1685-1759) nei suoi oratori in stile italiano, talvolta su testo italiano, talvolta su testo inglese (come IlMessia) ha infatti creato uno stile di "melodramma senza scene" che unisce l'espressività dell'opera italiana con l'austera eleganza dell'oratorio tedesco. La Betulia Liberata ha assorbito l'immediatezza e la forza espressiva di Mitridate, per non dire della limpida caratterizzazione dei personaggi, dovuta anche al testo di Metastasio.
Sempre rispetto a Mitridate, Betulia dimostra gli straordinari progressi del giovane Mozart nell'abilità di raggiungere il fulcro delle situazioni drammaturgiche e di tradurle in musica, non solo in termini di assoluta bellezza ma, soprattutto, con totale aderenza all'aspetto umano.
Si prenda ad esempio l'aria con coro "Pietà, se irato sei" (parte I, no. 4). In questo caso la voce di Ozìa (tenore) canta come se fosse sospesa, in quanto l'orchestra, pur non mai lasciandole mancare il sostegno armonico - la linea del basso è sempre presente - la asseconda con un leggerissimo gioco di pizzicati, che va ad inserirsi sul suono dei legni.
D'altra parte è presente il coro che sviluppa un curioso disegno di luci ed ombre, dove a tratti primeggiano gli effetti cupi delle voci gravi e a tratti quelli scintillanti delle voci acute.
E così il canto di Ozìa sembra riflesso in un gioco di specchi. Ora è turbinoso, ora si rasserena, per poi riprendere con impeto, così da evocare l'accavallarsi delle emozioni provate dal personaggio.
Un altro momento particolarmente significativo è l'aria "Prigioner che fa ritorno" (parte II, no. 12). Giuditta (contralto) racconta l'esperienza da lei vissuta - culminata con la decapitazione di Oloferne - per salvare Betulia, la sua città.
Wolfgang Amadeus Mozart con un brano di particolare estensione (la durata media di quest'aria è di circa 8-9 minuti) riesce ad instaurare un dialogo fra la voce solista e l'orchestra di estrema raffinatezza, sia musicale che teatrale.
Si può ben dire che l'orchestra non accompagni la voce in maniera tradizionale; essa interviene con una varietà ed una leggerezza pari unicamente all'intrecciarsi di melodie e "contromelodie" che contribuiscono a valorizzare la voce di contralto quasi costantemente tenuta ad esprimersi nel registro grave.
Grave è infatti il racconto illustrato da Giuditta: dal punto di vista espressivo e teatrale Mozart si trova nella necessità di dar voce agli eventi che hanno portato all'uccisione di Oloferne; il timbro cupo del contralto per la sua bellezza musicale e retorica è l'ideale strumento per esprimere una simile dolorosa vicenda
Attraverso una geniale valorizzazione del testo di Metastasio, il compositore riesce ad evidenziare all'interno di esso quella luce dell'amor di patria, vera ragione per cui Giuditta ha compiuto il delitto ed è stata perdonata dalla sua gente. Il finale, l'aria con coro "Lodi al gran Dio" (parte II, no. 16) segna la consacrazione di Giuditta, la cui gloria nella luce di Dio continuerà nel tempo, nel segno della libertà e del rispetto del suo popolo.
Il canto di Giuditta è perfettamente in equilibrio fra profonde emozioni umane e grande intensità spirituale; il coro lo arricchisce di mille sfaccettature, amplificandone la bellezza e dandogli una luminosità del tutto singolare e soprattutto immergendolo in un'atmosfera di grande pace e tranquillità. In questo senso la ricchezza musicale della pagina conclusiva dell'oratorio è straordinariamente profonda anche dal punto di vista psicologico e spirituale. Infatti, nella Betulia Liberata non si celebrano vittorie, ma si ribadisce semplicemente il diritto degli uomini di poter vivere sulla propria terra in libertà, armonia e pace.