libretto di Temistocle Solera
dalla tragedia Attila, König der Hunnen
di Zacharias Werner
prima rappresentazione:
Venezia, Teatro La Fenice
17 marzo 1846
Attila
dipinto di Eugène Delacroix (1798-1863)
Nabucco, andato in scena per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano nel 1842, ha segnato sotto ogni punto di vista l'inizio della notorietà di Giuseppe Verdi.
Gli aspetti che fanno di quest'opera un capolavoro sono molteplici e riguardano innanzitutto le capacità che l'allora ventinovenne compositore già aveva di far capo al suo straordinario istinto drammaturgico per definire i caratteri dei personaggi, le atmosfere, l'intensità e la varietà dei conflitti che si sviluppano tra i personaggi stessi; l'essenzialità dell'orchestrazione di Nabucco diventa poi lo strumento che esalta la forza drammatica della parola, ovvero la sua dimensione teatrale e costituisce anche il mezzo per esaltare il canto nella sua dimensione espressiva: la valorizzazione della parola diventa fondamentale anche riguardo all'aspetto melodico.
Non bisogna dimenticare che Verdi intendeva il melodramma come "teatro in musica"; da qui la sua costante preoccupazione di dare ad ogni vicenda narrata una struttura musicale che derivasse proprio dalla parola stessa.
In questo senso Macbeth, che è stato scritto nel 1847, ovvero un anno dopo Attila, è molto significativo.
Innanzitutto questo melodramma rappresenta il primo lavoro che Verdi ha composto su un libretto tratto da un dramma di William Shakespeare.
La passione per il drammaturgo inglese accompagnerà Verdi per tutta la vita. Un artista come Verdi, la cui passionalità era pari unicamente alla razionalità, non poteva che restare affascinato dalla capacità di Shakespeare di far progredire la forza del dramma attraverso il continuo evolvere del comportamento dei personaggi, arte in cui il drammaturgo inglese era assoluto maestro. Attila rappresenta una vera e propria fase preparatoria per Macbeth.
Prima di Attila, Verdi aveva composto tra l'altro Nabucco (1842), I Lombardi alla prima Crociata (1843) Ernani ( 1844), I due Foscari (1844), Giovanna d'Arco (1845), Alzira (1845).
Detto per inciso e al di là delle ragioni pratiche (si pensi alle commissioni dei vari teatri dopo il successo di Nabucco) è impressionante constatare come il compositore sia riuscito a scrivere in quel periodo al ritmo di una o due opere all'anno, tutte di notevole ampiezza; per non dire dei diversi impegni (collaborazione con i librettisti, direttori d'orchestra, cantanti, ecc,) che era indispensabile affrontare per giungere in tempo all'alzata del sipario e del suo stato di salute non sempre eccellente.
Giuseppe Verdi ha compiuto in quegli anni importanti progressi nel suo modo di scrivere per la voce, andando sempre più nella direzione di "teatralizzare" il canto. E ciò appare appunto in maniera già assai evidente in Attila. Sostanzialmente Attila basa la sua forza drammatica sul contrasto fra Odabella, figlia del Signore di Aquileia e Attila, re degli Unni.
Sophie Löwe (1812 - 1866)
prima interprete di Odabella
A spingere Odabella verso Attila è il profondo desiderio di vendetta che la giovane nutre nei suoi confronti visto che egli, durante il saccheggio di Aquileia, aveva sterminato tutta la sua famiglia.
Attila è invece attratto da Odabella sia per la sua bellezza sia per la sua forte personalità. Dal punto di vista drammaturgico, e di conseguenza anche da quello vocale, gli altri personaggi agiscono in funzione di questo binomio. Con il proseguire della vicenda appare sempre più chiaro che le figure maschili, a partire dal re degli Unni per continuare con il generale romano Ezio e con il cavaliere di Aquileia, Foresto, pur esprimendo appieno la forza dei loro ideali e dei loro sentimenti, sono dominati dall'unica figura femminile del melodramma, Odabella.
Quest'ultima è mossa dai due sentimenti più profondi e risolutivi che si possano provare: amore e vendetta.
Giuseppe Verdi per esprimere teatralmente e musicalmente nella migliore maniera possibile "lo scontro fra Titani" che vede Odabella da una parte a Attila dall'altra, assegna due arie a ciascuno dei due protagonisti. A quelle del condottiero degli Unni non manca assolutamente nulla per rientrare nelle grandi pagine per baritono. Per la prima aria di Odabella "Santo di patria indefinito amor" il compositore fa ricorso a un virtuosismo vocale - - che addirittura ricorda le arie di furore dell'opera settecentesca - ed esprime in maniera straordinaria il turbinare dei sentimenti nel cuore della giovane.
E' impressionante vedere come Verdi riesca a conciliare uno stile di canto decisamente romantico con un'agilità vocale pressoché classica. Nell'altra aria "Oh! Nel fuggente nuvolo" Verdi fa sfoggio di una raffinatezza strumentale che arricchisce il canto di Odabella in maniera del tutto nuova.
Né bisogna dimenticare che con Attila si è poco distanti dalla composizione di Macbeth, dominato anche nell'originale dramma di Shakespeare dalla figura di Lady Macbeth, che sarà la prima di una serie di straordinarie figure femminili: Federica duchessa di Hostheim, Gilda, Leonora, Violetta Valéry, Amelia Grimaldi, Elisabetta di Valois, Aida, Desdemona ...