Riccardo Muti e l’inesauribile ricchezza della “Symphonie Fantastique” di Hector Berlioz
Cosa possono avere in comune il lavoro su un’opera sconosciuta come
“Il ritorno di Don Calandrino” di Domenico Cimarosa diretta da Riccardo Muti al Festival di Pentecoste 2007 di Salisburgo - e il lavoro su una pagina famosissima come “La Symphonie fantastique” di Hector Berlioz che lo stesso Muti, nell’estate 2007 affronta con l’Orchestra “Luigi Cherubini” e con i “Wiener Philharmoniker”?
Il lavoro dell’interprete!
E’ il percorso artistico ed umano del Maestro Riccardo Muti a suggerire questa risposta; il maestro italiano ha infatti sempre considerato il suo lavoro di interprete come la riflessione sulla vera essenza della realtà umana, di cui l’arte ne è la rappresentazione.
Così come i compositori fissano sul testo le loro intuizioni, l’interprete è chiamato a tradurle in suoni ed emozioni; egli deve pertanto affrontare il testo con spirito libero e, soprattutto, con grande modestia. Il che non vuol dire cancellarsi dietro il testo stesso, annullando la propria personalità.
Cio che fa di Riccardo Muti un grandissimo musicista è proprio questa capacità di studiare e ristudiare a fondo la musica che interpreta, per poi riconsegnarla all’ascolto del pubblico attraverso il lavoro compiuto con l’orchestra con la quale interagisce, in virtù delle sue conoscenze tecniche, della sua esperienza e del suo carisma.
Un vertice del repertorio strumentale romantico come la “Symphonie fantastique” di Hector Berlioz nella sua forma materiale di testo scritto è immutabile. A cambiare sono le epoche e le persone che l’affrontano. Ogni volta che la si vuole studiare, dirigere o suonare, bisogna essere pronti a scalare nuovamente la montagna dai suoi piedi.
Così come nell’arte non c’è mai una sola verità, anche nello studio e nell’interpretazione di un capolavoro non c’è mai una sola via per scalare la montagna.
Riccardo Muti affronta dunque nuovamente queste simboliche scalate per guidare un’orchestra giovanile come la “Cherubini” e un’orchestra blasonata come i “Wiener Philharmoniker” verso la vetta e far scoprire loro ciò che non avevano ancora mai immaginato.