“Temperamento italiano, rigore della forma, perfetto lavoro di cesello di stile inglese”, così il quotidiano Weser definisce, in apertura del suo articolo, la caratteristica dominante del concerto che negli scorsi giorni l’Orchestra Philharmonia di Londra ha tenuto a Brema sotto la guida del Maestro Riccardo Muti, nell’ambito di una breve tournée.
Per il Maestro si è trattato di un “ritorno agli antichi amori”; è con l’orchestra inglese, infatti, che è iniziata la sua inarrestabile carriera internazionale e soprattutto la sua vasta e poliedrica discografia.
Quello presentato a Brema, nella storica sala “Glocke” era un programma spettacolare, ma non certo banale.
Dopo l’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini, resa in modo elettrizzante, si è passati alla caleidoscopica Turandot-Suite di Ferruccio Busoni, per poi concludere con la sinfonia in Do Maggiore “La Grande” di Franz Schubert, che Muti notoriamente dirige in maniera impareggiabile.
A seguito degli applausi entusiastici, un bis, meglio, parlando di Riccardo Muti “il bis”: l’ouverture verdiana dall’opera “La forza del destino”, esaltante e commovente allo stesso tempo.