Fernando De Carli: Un successo per Muti l’amore per Cherubini
La “storia d’amore” fra l’arte di Luigi Cherubini e Riccardo Muti è lunga e felice: le uniche tempeste che ha conosciuto sono quelle…musicali, contenute nelle partiture dell’Autore, che il grande direttore d’orchestra italiano riesce a far esplodere in tutta la sua forza.
La rincorsa, quindi, per presentare la “Lodoiska” alla Scala, per Riccardo Muti è partita da molto lontano.
Lo testimoniano, tra l’altro, quattro incisioni di pagine sacre, altrettante pietre miliari della carriera di Muti.
Basterebbero questi quattro momenti, riflessi evidenti di un impegno profondo, di un lavoro di analisi, di riflessione e di sintesi più unico che raro, a far definire Riccardo Muti come il più autorevole interprete dell’opera di Luigi Cherubini.
Quando, per autorevolezza, si intende propriamente la capacità di andare a scovare e di rendere evidenti tutte le ragioni e i sentimenti dell’arte del nostro autore, al di là di qualsiasi atteggiamento compiaciuto.
Ecco, Muti non si ferma mai alle apparenze, non si accontenta.
Ed allora scava e va alla scoperta di un mondo musicale che, lui stesso, una volta, ha definito come “scontroso”.
E “scontroso” un compositore lo è certo se è capace di autonegarsi la soddisfazione di un immediato applauso trionfale, come nel caso del finale della “Lodoiska”, la quale termina in modo sfavillante, con l’orchestra al massimo, per poi acquietarsi in modo singolare, per poi finire in un incredibile pianissimo.
Di questi episodi, la partitura di “Lodoiska” è disseminata: Cherubini non gratifica mai, nel modo che si attende, l’effetto orchestrale, l’effetto melodico. No, va alla ricerca della “non evidenze”, spiazzando puntualmente l’ascoltatore.
E’ tutto un gioco di sorprese, quest’opera, la cui scrittura è paragonabile a quegli arazzi che mutano i colori e i movimenti del disegno a dipendenza della luce che ricevono.
L’intreccio è fittissimo e, nel contempo, molto trasparente: basta saperlo “leggere” nel modo giusto.
Lo sguardo di Riccardo Muti sul mondo musicale di Cherubini è intensissimo, puntuale e, questa musica, sembra quasi che egli l’abbia “metabolizzata”, da quanto la sente e da come sa realizzarla.
La sua esecuzione della “Lodoiska”, l’altra sera alla Scala era come un arco teso, dal quale, ad ogni momento, poteva partire una freccia.
Queste frecce partivano eccome. E colpivano, in modo profondo.
Il “sound” che Riccardo Muti ha creato per questa “Lodoiska” ha i riflessi dell’oro antico: l’Orchestra della Scala è apparsa magnetizzata, se non stregata.
Ed anche il coro (preparato da Roberto Gabbiani). E così i solisti vocali.
Mariella Devia, ottima Lodoiska, Thomas Moser, superbo Titzikan, William Schimell, impressionante Durlinski, Alessandro Corbelli, buonissimo Varbel, Francesca Pedaci, notevole Lysinka; Bernard Lombardo, Floreski, almeno alla sera della prima non è apparso “in voce”, fors’anche per le sue non perfette condizioni: egli è comunque notevolmente cresciuto nel corso della rappresentazione.
“Lodoiska” è una grande favola e, quindi, chi meglio poteva interpretarla scenicamente di Luca Ronconi (le scene sono di Margherita Palli, i costumi di Vera Marzot).
Ronconi si è lasciato andare a tutto il suo estro, aprofittando a piene mani dei giochi permessi dalle “machineries” del teatro, creando suggestivi movimenti, efficacissimi colpi di scena, come quello del castello che sparisce inghiottito dalla foresta, oppure come quello del finale, con l’incendio e la conquista del castello di Durlinski, dove Lodoiska è tenuta prigioniera.
Ecco, il momento dell’incendio era di una suggestione unica, con le fiamme vere della scena e le fiamme in senso figurato che si sprigionavano da Riccado Muti e, per esso, dall’orchestra…
Ancora una volta, quindi, Muti ha vinto la sua scommessa: come si può ben vedere le scommesse del Maestro non si chiamano solamente “Traviata”, si chiamano anche “Lodoiska”.
Se, per quanto riguarda l’opera di Verdi, c’era da vincere il fantasma della Callas, per quanto riguarda quella di Cherubini, c’erano da vincere gli spettri degli scettici.
Il fuoco, però, come è stato dimostrato da Muti, è un antidoto…