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muti.ch>discografia scelta>altri compositori>Berliner Philharmoniker
Ultima significativa caratteristica in comune dei due “Grandi Pezzi Sacri”: né nello “Stabat Mater” né nel “Te Deum” è prevista la presenza di un quartetto di solisti vocali, a dimostrazione del fatto che il compositore ricercava una espressione severa, ma intensa, sul modello delle Messe e dei Requiem di Luigi Cherubini.
E’ però importante capire questa musica dall’interno e non confonderne l’aspetto formale con l’aspetto sostanziale. I musicisti come Riccardo Muti non lo fanno mai. Numerosi “santoni” della filologia lo hanno invece fatto, regalandoci interpretazioni asfittiche e legnose.
perché, a differenza di queste ultime,non si impongono in modo evidente,ma chiedono di essere interrogate e scoperte.
Le sue esperienze nel canto corale e nella musica organistica (riconducibili sostanzialmente a due capitoli fondamentali della tecnica di scrittura musicale come la polifonia e il contrappunto) hanno condizionato fortemente l'approccio del compositore al genere sinfonico.
Nata dalla fantasia di Franz Liszt (1881-1886) e di Hector Berlioz (1803-1869) la forma del poema sinfonico segna il definitivo imporsi dell’ideale romantico e il progressivo abbandono delle forme classiche.
Non bisogna dimenticare che Franz Joseph Haydn ha portato al loro massimo sviluppo non solo la tecnica di scrittura della Sinfonia, ma anche quella del Quartetto d’Archi, consegnando ai suoi successori, da Mozart a Beethoven, da Schumann a Brahms, fino a Berg e Bartok un vero e proprio laboratorio per i più raffinati esercizi di ricerca tecnica, emozionale e spirituale che la storia della musica europea abbia mai conosciuto. Ascoltando le Sette parole nella versione quartettistica (due violini, una viola e un violoncello) ci si rende conto di come Haydn vedesse nel suono strumentale una forma parallela del canto, l’ideale continuazione della voce umana. Riccardo Muti, sfruttando appieno le possibilità della Filarmonica di Berlino, riesce a realizzare nella versione orchestrale del capolavoro haydniano l’ideale purezza e la limpida trasparenza che strutturalmente risiedono nella versione quartettistica. Il Quartetto d’Archi, per definizione, permette di creare effetti di tensione emotiva e di slancio espressivo estremi; effetti questi che il Maestro Muti raggiunge con l’orchestra. La sua interpretazione delle Sette ultime parole è ispirata dall’idea del canto, inteso nel suo significato più nobile e profondo. |
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