|
muti.ch>discografia scelta>altri compositori>Philadelphia Orchestra
Sheherazade trova un espediente per salvarsi la vita; speculando infatti sulla curiosità del sultano, comincia a narrargli delle favole, in maniera che la sua esecuzione viene costantemente rimandata. E così per 1001 notte, finché il Sultano rinuncia al suo proposito di giustiziarla. Rimsky-Korsakov suddivide il suo poema in quattro momenti, che corrispondono ad altrettanti racconti: Il mare e la nave di Simbad, La storia del principe Kalender, Il giovane Principe e la Principessa, Festa a Bagdad Il mare Naufragio della nave contro le rocce. La Suite sinfonica da “Le mille e una notte”, op. 35, è uno dei brani più amati dalle orchestra, anche perché offre al loro primo violino una parte di difficoltà e bellezza paragonabile a quella di un concerto solistico. Il canto del primo violino assurge a personaggio, in quanto si identifica stessa Scheherazade. Il resto dell’Orchestra è impiegato con una capacità di sfruttare gli effetti globali, delle varie classi strumentali e dei solisti che conoscono pochi uguali nella storia della musica: temi orecchiabili, piacevoli da suonare, gratificanti sia per chi suona che per chi ascolta si susseguono senza sosta. Di una partitura così fragrante è facile però abusare, soprattutto quando a suonarla è un’orchestra di grandissime capacità i cui musicisti, proprio perché sono tutti molto bravi, arrischiano in buona fede di voler strafare. E’ per questa ragione che sul podio ci vuole un musicista con le idee chiare e con un gran gusto, che sappia dirigere con il pugno di ferro nel guanto di velluto. Difatti, la registrazione di Scheherazade pubblicata nel 1983 con Riccardo Muti alla testa della Philadelphia Orchestra Norman Carol primo violino è una delle più belle che si possano trovare. Muti approfitta a piene mani di quanto gli offre la sua meravigliosa orchestra, ottenendo sempre suoni intensi ma trasparenti, suoni pieni ma mai eccessivi e, soprattutto, conservando in ogni momento una meravigliosa linea del canto.
fra sensazioni e ricordi. Chiudono la selezione presentata con questo CD le Suites No. 1 e 2 dal Balletto “El sombrero de tres picos” di Manuel de Falla (1876-1946). De Falla, a differenza dei suoi colleghi Chabrier e Ravel, non aveva compiuto il percorso da Parigi verso la Spagna, ma, per ovvi motivi, dalla Spagna verso Parigi. E’ proprio per questo che egli riuscì a relativizzare il rapporto con la musica spagnola e ad elaborare uno stile che, in sostanza, rappresenta una sintesi più dalla parte di Ravel che non da quella del suo maestro di composizione Felipe Pedrell (1841-1922). Quest’ultimo, acceso fautore dell’istituzione di una scuola nazionale per la musica spagnola, si trovò a difendere una tesi che, senza l’apertura e il confronto con il resto dell’Europa, e in particolare con Parigi, era destinata ad esaurirsi in sé. “El sombrero de tres picos”, basato su un racconto di Pedro de Alarcon, venne eseguito nella sua forma definitiva nel 1919 dalla compagnia di Sergej Diaghilev, con la coreografia di Léonid Massine e le scene di Pablo Picasso. Il direttore d’orchestra che si accinge ad affrontare un programma del genere deve riuscire nel difficile esercizio di dosare lucidità e passione, soprattutto se dispone di un’orchestra estremamente reattiva. Riccardo Muti per il suo entusiasmante viaggio spagnolo ha scelto una volta ancora il lavoro di cesello, la ricerca delle trasparenze, allo scopo di costantemente evidenziare la sostanza del testo in sé già molto denso. Al di sopra di tutto, comunque, è presente in Riccardo Muti la volontà di mantenere fluido e leggero il discorso poetico, soprattutto se questo tocca una scalpitante Philadelphia Orchestra, capace di esplosioni repentine, di slanci appassionati, di pianissimi impalpabili.
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||




