Igor STRAVINSKY (1882-1971)
• Le Baiser de la Fée
Béla BARTOK (1881-1945)
• Deux Images pour orchestre, op. 10 (Sz. 46)
Orchestra Filarmonica della Scala
Registrazione: 5-8 Aprile 1993
Parigi, Opéra, 25 giugno 1910: va in scena l’”Oiseau de feu”, balletto fantastico in due quadri di Igor Stravinsky.
L’autore lo dedica al suo maestro Nicolai Rimsky-Korsakov e al suo mondo sonoro incantato e ricco di sapori orientali.
Parigi, Opéra, 27 novembre 1928: viene rappresenta per la prima volta il nono dei dodici balletti di Stravinsky; sono passati diciotto anni dall’”Oiseau de Feu” e questa volta il musicista rende omaggio a Pëtr Ilich Tchaikovsky.
Nell’ottobre del 1893, Igor Stravinsky, allora undicenne, ebbe occasione di accompagnare sua madre al Teatro Marinsky di San Pietroburgo; in programma c’era “Ruslan e Ludmilla”
di Glinka, e suo padre, il basso Feodor Stravinsky, avrebbe cantato nel ruolo
di Farlav.
Durante la pausa, nel Foyer, la madre fece notare al giovane Stravinsky la presenza di un signore dai capelli bianchi: era Piëtr Ilich Tchaikovsky.
Stravinsky sarebbe ritornato spesso
su questo episodio, parlando di quella serata come della più emozionante della sua vita (anche perché di lì a pochi mesi Tchaikovsky sarebbe scomparso, a soli 53 anni).
E’ stata forse questa la scintilla che lo ha portato molti anni più tardi a scrivere, in omaggio a questo “eroe della mia infanzia”, “Le Baiser de la Fée”, su richiesta della ballerina Ida Rubinstein.
Stravinky, come già aveva fatto per “Pulcinella” (dove ha usato, rielaborandole, le musiche di Giovanni Battista Pergolesi), scrisse “Le Baiser de la Fée” rielaborando un gran numero di canti e di brani per pianoforte di Tchaikovsky.
Questa musica delicata e trasparente, ma di grande forza emotiva, è posta al servizio della favola di Hans Christian Andersen: “La Regina dei Ghiacci”.
In questa favola si racconta di un giovane che da bambino viene strappato alla sua famiglia a causa di una tempesta e viene segnato da un bacio della Regina dei Ghiacci.
Viene allevato da una famiglia di contadini e vent’anni più tardi, alla vigilia delle sue nozze, la Regina dei Ghiacci ritorna dargli un altro bacio e portarlo nei Campi Elisi, ovvero nel luogo in cui, dopo la morte, risiedono le anime dei prediletti dagli Dei.
L’omaggio che Stravinsky rende a Tchaikovsky attraverso il “Baiser de la Fée” è di una raffinatezza indicibile e dimostra quanto egli sia evoluto stilisticamente nei diciotto anni che separano questo balletto dall’altrimenti meraviglioso “Oiseau de Feu”.
Il balletto di Stravinsky sul mondo della fiaba e sulla poetica raffinata di Tchaikovsky si identifica in un’orchestrazione lontana da qualsiasi schema tradizionale.
Sembra che egli abbia voluto creare un gioco di specchi, un mondo incantato, dal quale lasciarsi sorprendere, di un rigore semplicemente “bachiano”. E a tale rigore deve essere impostata l’interpretazione che non deve però mancare di emozione e di delicata sensualità.
In tale senso Riccardo Muti, alla testa dell’Orchestra Filarmonica della Scala, convince ed affascina.
Giuseppe MARTUCCI (1856-1909)
• La canzone dei ricordi
(Soprano Mirella Freni)
• Concerto per pianoforte e orchestra in si bemolle minore op. 66
(Pianoforte Carlo Bruno)
Orchestra Filarmonica della Scala
Registrazione: 17-22 Gennaio 1995
Giuseppe Martucci (Capua 1856-Napoli 1909) ebbe la sfortuna di una vita breve (53 anni, come Tchaikovsky).
Ciò gli bastò comunque per conquistare fama internazionale come pianista, direttore d’orchestra, compositore ed insegnante; il suo virtuosismo impressionò addirittura Franz Liszt e Anton Rubinstein.
Come direttore d’orchestra fu il primo a dirigere in Italia “Tristano e Isotta” di Richard Wagner.
In qualità di compositore, in un’epoca in cui in Italia dominava la tradizione del melodramma, scrisse ispirandosi alla tradizione sinfonica e cameristica dei romantici tedeschi: Brahms e Schumann in particolare.
L’impegno quale musicista attivo e compositore di Giuseppe Martucci, per importante che sia stato, non raggiunge però quello di insegnante e di organizzatore di eventi musicali.
Non solo egli spronò un’intera generazione di compositori italiani a dedicarsi al repertorio sinfonico e cameristico, ma si impegnò strenuamente per far conoscere la musica mitteleuropea e il teatro wagneriano nel suo Paese.
Oltre che direttore del Liceo musicale di
Bologna fu anche direttore del Teatro comunale della stessa città, nonché direttore del Conservatorio di Napoli. E’ con due fra i suoi lavori più importanti che Riccardo Muti gli rende omaggio: la “Canzone dei ricordi” per soprano e orchestra (su testi di Rocco Pagliara) e il “Concerto per pianoforte e orchestra in si bemolle minore op. 66”.
Rocco Pagliara, bibliotecario del Conservatorio di Napoli e autore della celebre romanza “Malìa” di Tosti era stato scelto dal musicista grazie alla sua profonda conoscenza di Wagner e del Lied tedesco.
L’intenzione di Martucci, infatti, era quella di comporre un ciclo di canti collegati fra loro da un preciso schema, ciò che li avrebbe distinti dalle “collane” di romanze da salotto, tipiche dell’Italia di fine Ottocento.
Ammirata dallo stesso Brahms, la “Canzone dei ricordi” (inizialmente scritta per canto e pianoforte), fu orchestrata dallo stesso Martucci nel 1899, proprio nel periodo in cui Gustav Mahler lavorava ai suoi cicli di Lieder su testi tratti da “Des Knaben Wunderhorn”. Nacque così il primo vero ciclo di Lieder per voce con accompagnamento orchestrale italiano, dove l’importanza della parte strumentale e quella della parte vocale interagiscono sul filo di un magico equilibrio.
E’ fuor di dubbio che i modelli a cui Martucci si è riferito per scrivere il suo “Concerto per pianoforte e orchestra in si bemolle minore op. 66” siano il Concerto No. 1 in re minore op. 15 e il Concerto No. 2 in Si bemolle maggiore op. 83 del suo amato Brahms.
Brahms, formidabile pianista - altrettanto affascinato (e nel contempo intimorito) dal modello sinfonico beethoveniano - nei suoi due Concerti ha tentato una fusione dinamica e profonda fra il solista e l’orchestra, riuscendovi alla perfezione nel secondo.
Martucci, nel suo concerto, sviluppa la sua doppia vocazione di orchestratore e di pianista, creando un’opera possente e piena di slancio, dove il virtuosismo non è mai fine a sé stesso, ma è al servizio ora di vibranti emozioni ora di un lirismo appassionato.
Riccardo Muti dirige Martucci con il rigore e la nobiltà con cui potrebbe dirigere la musica di Gluck; infatti, il Romanticismo dell’autore trova le sue radici, al pari dei suoi modelli e in particolare di Brahms, nei classici, per cui la forza delle emozioni di questa musica si evidenzia attraverso la nettezza della sua interpretazione.
In questo il Maestro Muti è pienamente assecondato dall’Orchestra Filarmonica della Scala.
Mirella Freni interpreta la “Canzone dei ricordi” con quella sensibilità e quella giustezza di tono che hanno sempre caratterizzato il suo raffinato e coinvolgente modo di cantare, così da riuscire ad esprimere pienamente il mondo poetico del bellissimo testo.
Carlo Bruno, oltre che ad essere un pianista di eccelse doti, è un insegnante di grande merito e conosce il repertorio e la figura di Giuseppe Martucci come pochi.
La sua interpretazione del “Concerto in si bemolle minore” è ricca e spumeggiante, piena di colori e di lirici abbandoni
Solista e direttore rendono giustizia a un concerto che meriterebbe sicuramente di essere più conosciuto e la loro intesa è semplicemente perfetta.
Johannes BRAHMS (1833-1897) • Serenata No. 1 in Re maggiore Op. 11
Edward ELGAR (1857-1934)
• In the South (Alassio) Op. 50
Ouverture da concerto
(Danilo Rossi, viola)
Orchestra Filarmonica della Scala Registrazione: 8-12 luglio 1993
La Serenata No. 1 in Re maggiore op. 11 di Johannes Brahms e In the South (Alassio) op. 50 di Edward Elgar sono due pagine tanto belle quanto diverse fra loro e raramente eseguite.
Eppure una caratteristica fondamentale in comune ce l’hanno: la luminosità che brilla in tutti i suoi colori, specialmente se queste pagine vengono eseguite da un’orchestra mediterranea.
E’ probabilmente per questa ragione che Riccardo Muti, come direttore musicale aveva inserito la Serenata di Brahms e l’Ouverture da concerto di Elgar nel repertorio dell'Orchestra Filarmonica della Scala, eseguendole regolarmente in sede e in tournée.
La presente registrazione, effettuata in studio nel luglio del 1993, è senza dubbio fra le più belle effettuate dal Maestro Muti e dalla Filarmonica scaligera. L’originalità del programma si conferma pienamente nei fatti: al romanticismo già intenso, ma ancora in attesa di spiccare il volo, della Serenata brahmsiana, fa eco il decadentismo dell’Ouverture di Elgar.
Alle riminiscenze mozartiane e schubertiane della pagina del compositore tedesco, fanno eco le riminiscenze delle vastità dei poemi sinfonici di Richard Strauss.
Così come l’esecuzione della Serenata No. 1 di Brahms è fresca, leggera, trasparente, quella di In the South è dominata da luci abbaglianti, da colori avvolgenti.
Il Maestro Muti all’interno delle caratteristiche particolari di ognuno dei due brani ha curato ogni sfumatura, cosicchè i brani stessi hanno assunto la loro decisa personalità.
Se è importante presentare al meglio una musica molto nota lo è ancora di più farlo con una musica non altrettanto celebre.
L’ascolto di questo CD è veramente entusiasmante.
Nino ROTA (1911-1979)
• Suite dal balletto La Strada
• Concerto per Archi
• Ballabili per il film Il Gattopardo,
Orchestra Filarmonica della Scala
Registrazione: 1994
Nino ROTA (1911-1979)
• The Godfather (Il Padrino)
• La dolce vita
• Prova d'orchestra
• Rocco e i suoi fratelli
• Il Gattopardo
Orchestra Filarmonica della Scala
Registrazione: 1997
Il nome di Rota è universalmente conosciuto grazie alle sue colonne sonore per i film di autori quali Federico Fellini (La Strada), Luchino Visconti (Il Gattopardo) e Francis Ford Coppola (Il Padrino).
Tuttavia, il musicista nativo di Bari scrisse oltre centocinquanta colonne sonore per film di autori quali Luigi Comencini ed Eduardo De Filippo, King Vidor e René Clement, Alberto Lattuada ed Elio Petri, Sergej Bondarchuk e John Guillermin.
Inoltre, il suo catalogo, fra musiche per pianoforte e pagine cameristiche, musica vocale e concerti solistici, musica sinfonica e opere liriche, conta più di cento numeri.
Nino Rota ha avuto un ruolo molto importante per la formazione musicale e umana di Riccardo Muti. Ai tempi in cui egli si diplomava in pianoforte al Conservatorio di Bari, Rota - che era direttore dell’Istituto - intuendo le doti dello studente, lo spinse a proseguire la sua formazione presso il Conservatorio
di San Pietro a Majella di Napoli, scuola ben più importante e depositaria di una tradizione che avrebbe certo potuto meglio favorire lo sviluppo dell’artista.
Riccardo Muti, con l’Orchestra Filarmonica della Scala, ha registrato due CD interamente dedicati alla musica di Nino Rota. Il grande direttore d’orchestra ha inteso rendere omaggio a Nino Rota non solo nel momento in cui la sua notorietà avrebbe potuto garantire la meritata diffusione di questi CD, ma anche quando ha potuto disporre di un’orchestra dal suono giusto per esprimere le inimitabili atmosfere del mondo di Rota. All'epoca di queste registrazioni, infatti, il Maestro Muti lavorata già da dieci anni con l’Orchestra Filarmonica della Scala.
Nel primo CD viene presentata la Suite dal balletto La Strada, ispirato al soggetto del celebre film di Federico Fellini, andato in scena nel 1966.
Segue il Concerto per Archi (1964/65) nell’ultima revisione dell’autore (1977).
Per finire i ballabili per il film Il Gattopardo (1963).
In un primo tempo il regista Luchino Visconti aveva previsto una scena di oltre quaranta minuti dedicata alla festa danzante, per la quale questi ballabili erano previsti.
In realtà, però, questa lunga scena venne fortemente ridimensionata; i brani furono comunque registrati per venire poi utilizzati nella colonna sonora del film.
La seconda registrazione si concude pure con musiche tratte dal Gattopardo; adattamenti di brani già esistenti e pezzi scritti ex-novo in funzione dello sviluppo del film, confluiti poi nella Sinfonia del Gattopardo presentata in questo CD per la prima volta.
Andando a ritroso nell’elenco dei brani di questo CD incontriamo cinque momenti da un’altra celebre colonna sonora scritta per un film di Visconti : Rocco e i suoi fratelli, sei momenti da Prova d’orchestra di Federico Fellini e poi, sempre di Fellini, un momento da La Dolce Vita e uno da Otto e mezzo.
Il CD si apre e non poteva essere altrimenti con otto numeri dalla colonna sonora di Il padrino di Francis Ford Coppola.
Nino Rota non era “moderno”, né tantomeno avanguardista; dalla critica era considerato “inattuale”. Ascoltando i celebri temi “cinematografici” di Nino Rota, nel contesto di un’orchestrazione preziosa, ma sempre trasparente e leggera, ci si può rendere conto che i cambiamenti di atmosfera sono continui e sintetizzano con straordinaria efficacia le caratteristiche emozionali dei film stessi. Nino Rota riusciva a realizzare queste straordinarie sintesi grazie alla sua impareggiabile facilità di invenzione melodica, ma anche facendo tesoro di una conoscenza della musica dei secoli passati e del Novecento, che gli permetteva di scrivere con leggerezza e indipendenza al di fuori degli stili e delle mode.
Riccardo Muti interpretando le pagine di Nino Rota riesce a cogliere la raffinata bellezza di questa musica, costantemente percorsa da una vena di sensualità, che si manifesta attraverso un'impressionante varietà di colori.
Nino ROTA (1911-1979)
• Concerto per pianoforte in Do magg.
• Concerto per pianoforte in Mi maggiore "Piccolo mondo antico"
Registrazione: 1999
Il terzo capitolo dedicato da Riccardo Muti con l’Orchestra Filarmonica della Scala al compositore Nino Rota propone il Concerto per pianoforte in Do Maggiore e il concerto per pianoforte in Mi maggiore “Piccolo mondo antico”. Solista: Giorgia Tomassi.
Questo CD si ascolta letteralmente tutto d’un fiato; è una musica bellissima, coinvolgente.
Se è vero che i due concerti sono stilisticamente diversi fra loro (neoclassico il primo, di chiara impronta tardo-romantica il secondo), è anche vero che Nino Rota non ha scritto
una musica “alla maniera di”,
non ha parafrasato il Classicismo o il Romanticismo.
Dall’alto di una conoscenza musicale vastissima e di una cultura storico-filosofica se possibile ancora superiore, in un’epoca dove le avanguardie più disparate occupavano la scena, ha avuto il coraggio di essere se stesso e di seguire la sua ispirazione, cercando gli stili più adatti per esprimerla in modo compiuto.
Riccardo Muti, che dirige con passione, ma anche con estremo equilibrio, riesce ad ottenere dall’orchestra un suono di grande fascino, sempre vivo e pulsante.
L’intesa con la solista Giorgia Tomassi (che dimostra di possedere doti tecniche e interpretative eccellenti) è semplicemente perfetta.
Giuseppe VERDI (1813-1901)
Ouvertures e preludi
Orchestra Filarmonica della Scala
Registrazioni: 1993 e 1995
Chi si occupa di commentare gli spettacoli operistici oppure le incisioni audio e video dedicate al melodramma, generalmente guarda con occhio distratto ai CD che presentano raccolte di ouvertures (o sinfonie che dir si voglia), preludi e intermezzi.
Il più delle volte queste compilations (per dirla con un termine alla moda) sono delle accozzaglie di brani provenienti dalle incisioni più disparate, alcune di valore e altre no, il cui scopo non può andare oltre quello di rendere meno noioso un viaggio in autostrada oppure, se si è muniti di I-pod, qualche lunga attesa in aeroporto ...
Ci sono però altre collezioni del genere che, per la coerenza della loro impostazione, servono, oltre che al piacere dell’ascolto dei singoli brani, quale motivo di riflessione sulla capacità del compositore di concentrare ed esprimere importanti situazioni drammatiche in pochi minuti e senza l’ausilio della voce e della parola.
E’ il caso dei due CD registrati nel 1993 e nel 1995 dalla Sony Classical con l’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti.
Ventiquattro brani, tra cui si alternano pagine ad ampio raggio, come l’ouverture dai “Vespri siciliani”, ad altre di dimensione molto ridotte, come il preludio al primo atto dal “Rigoletto”, lavori che sono stati presentati in teatro nella loro interezza (ouverture dal “Nabucco”) e lavori che Riccardo Muti alla Scala non ha mai diretto (“Aida”).
E’ pressochè scontato rimanere affascinati davanti all’abilità con cui Giuseppe Verdi scolpisce l’ouverture dai “Vespri siciliani”, quasi un poema sinfonico che nei suoi circa nove minuti sviluppa un discorso ampio e differenziato, pieno di charoscuri, di colpi di scena, facendo uso di un’orchestrazione di agilità e originalità sorprendenti.
La forza emotiva di questa pagina non è certo inferiore a quella dell’ouverture da “La forza del destino”, poco più corta in termini cronometrici, ma fiammeggiante e grondante di passioni divoranti.
Passione e dolore che troviamo concentrate nei tre minuti o poco più del preludio al primo atto di “Attila”, con quella frase degli archi che sembra entrare nel corpo come lama di spada. A nostro parere, la punta di diamante di questa raccolta sono i due minuti e mezzo del preludio al primo atto di “Rigoletto”, che concentrano in modo inarrivabile l’idea della maledizione scagliata da Monterone a Rigoletto e del dolore per la morte della figlia Gilda, avvenuta a causa dei suoi intrighi.
Questa pagina si potrebbe definire con due termini apparentemente contraddittori: espressionista e minimalista. Le esecuzioni dell’Orchestra Filarmonica della Scala sono eccellenti: sono il risultato del lavoro in profondità svolto dal Maestro Muti in quegli anni.
Egli guida la Filarmonica della Scala con intelligenza e sensibilità uniche, in un repertorio che conosce come pochi al mondo.
Amilcare PONCHIELLI (1834-1886)
• Elegia
Alfredo CATALANI (1854-1893)
• Scherzo
• Contemplazione
Giacomo PUCCINI (1858-1924)
• Preludio sinfonico in la maggiore
• Le Villi: Intermezzo (La tregenda)
• Capriccio sinfonico
Filarmonica della Scala
Registrazione: 1997
La lunga stagione dell’opera lirica italiana, per esaltante che sia stata, ha pure avuto qualche piccolo torto: ad esempio quello di oscurare il talento sinfonico degli operisti stessi o, forse, di qualche autore che avrebbe potuto scrivere pagine anche non banali.
A suscitare riflessioni del genere è un disco come questo, dedicato a brani sinfonici di Ponchielli, Catalani e Puccini.
Fin dal primo ascolto ci si lascia conquistare non solo dall’attesa maestria melodica, ma pure dalla capacità di costruzione del lavoro sinfonico di ognuno dei tre compositori.
Il tutto risulta a meraviglia, nobilitato com’è dalla Filarmonica della Scala guidata da quella combinazione di fermezza e flessibilità, di austerità e sorriso che Riccardo Muti possiede in modo inimitabile.
Questa è la registrazione da avere assolutamente per chi vuole farsi un’idea della musica sinfonica italiana tra Ottocento e Novecento.
E’ notorio che il melodramma con tutte le sue bellezze e tutti i suoi meriti ha anche oscurato le altre espressioni musicali.
Quindi poter ascoltare la Suite Paganianiana Op. 65 di Alfredo Casella o Notturno, Novelletta e Giga di Giuseppe Martucci non può che essere una scoperta.
Soprattutto se eseguiti in maniera così mirabile e sentita come lo sanno fare Riccardo Muti e la Filarmonica della Scala.
E che dire della Turandot Suite, rielaborata a partire da materiali dell’omonimo melodramma dal più tedesco dei compositori italiani, Ferruccio Busoni, caleidoscopica e resa in modo sfolgorante dai musicisti di cui sopra?
Giovanni Battista PERGOLESI
(1710-1736)
• Stabat Mater per soprano, contralto, archi e basso continuo
• In coelestibus regnis, Antifona per contralto, archi e basso continuo
• Salve Regina in la minore, antifona per soprano, archi e basso continuo
Soliste: Barbara Frittoli, Soprano Anna Caterina Antonacci, Contralto
Solisti dell’Orchestra Filarmonica della Scala
Registrazione: 1996
Il famosissimo Stabat Mater di Pergolesi è senza dubbio uno dei brani più frequentati dalla discografia.
La presente incisione, tuttavia, è ben lungi dall’essere superflua, anzi, è la prima e rimarrà probabilmente l’unica a conciliare in modo così mirabile la lezione maturata nei cinquant’anni di studio e di pratica sugli strumenti d’epoca e l’eredità più profonda e purificata del gusto italiano, di cui Riccardo Muti è un impareggiabile rappresentante.
Splendida la Filarmonica della Scala ma, soprattutto, superbe le soliste Barbara Frittoli e Anna Caterina Antonacci; non per nulla, prima di questo Stabat Mater, avevano lavorato con il Maestro in numerose opere italiane.