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muti.ch>discografia scelta>CD Riccardo Muti in ordine di compositore>Vincenzo Bellini

Vincenzo BELLINI (1801-1835)
• NORMA
Orchestra e Coro
del Maggio Musicale Fiorentino
Registrazione dal vivo:
Ravenna Festival - Luglio 1994
Norma di Vincenzo Bellini costituisce un esempio ideale di fusione fra belcanto e stile drammatico.
Andata in scena per la prima volta nel 1831 - ovvero quattro anni prima di Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti -  sviluppa un tema di straordinaria forza emotiva che riconduce direttamente ad un altro capolavoro del melodramma italiano: Medea di Luigi Cherubini, rappresentata per la prima volta 34 anni prima della stessa Norma.
Paragonando le date di nascita e di morte di Vincenzo Bellini (1801-1835) con quelle di Luigi Cherubini (1760-1842) ci si rende conto che la durata della vita del secondo supera ampiamente quella del primo. Dal punto di vista stilistico, però, Cherubini - pur vivendo in prima persona la rivoluzione del Romanticismo - è rimasto fedele ai principi estetici del Classicismo.
Bellini, invece, ha sentito la necessità di staccarsi dagli schemi formali del
Classicismo per cercare vie nuove, attraverso le quali esprimere le emozioni con maggiore libertà rispetto al passato.

Egli si è tuttavia è reso conto che il virtuosismo vocale - così artificioso se impiegato unicamente per fare sfoggio di bravura - poteva diventare un mezzo di straordinaria forza emotiva, a condizione di essere inserito in un discorso musicale dove gli elementi di tensione drammatica e di naturalezza del canto fossero in costante equilibrio.
La già citata Lucia di Lammermoor di Donizetti nel senso del virtuosismo drammatico compie un ulteriore passo avanti rispetto a Norma.
Ascoltando questo capolavoro ci si rende conto ad ogni passaggio di come Bellini sia riuscito ad imprimere al suo discorso musicale e drammaturgico un grandioso senso di libertà, i cui perfetti equilibri riflettono, tuttavia, l’essenza del melodramma classico.
Il Maestro Riccardo Muti imposta la sua interpretazione in modo tale che le novità della musica belliniana appaiono in tutta la loro essenza. La concertazione del maestro italiano è chiara e puntuale e il ruolo dei cantanti è inserito nel discorso strumentale in maniera dinamica, cosicchè l’intenzione di Bellini riguardo all’uso espressivo del virtuosismo è pienamente rispettata.
Jean Eaglen è una Norma sognante e nel contempo sofferta, che supera con eleganza le difficoltà del suo ruolo.
Vincenzo La Scola (Pollione), per mezzo di una voce che alterna accenti eroici ad accenti drammatici definisce il personaggio con grande intensità.
Adalgisa trova in Eva Mei un'interprete di ottima levatura, in possesso di una voce ricca di inflessioni.
Dimitri Kavrakos è un Oroveso imponente, ieratico, così come la sua parte richiede.
L'Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino danno una prova eccellente.

Vincenzo BELLINI (1801-1835)
• I CAPULETI E I MONTECCHI
The Royal Opera Chorus
The Orchestra of the Royal Opera
House, Covent Garden
Registrazione dal vivo
Londra - 1985
Vincenzo Bellini impiegò circa sei settimane per scrivere la tragedia lirica in due atti e quattro parti I Capuleti e i Montecchi, andata in scena per la prima volta l'11 marzo 1830 al Teatro La Fenice di Venezia.
Questa rapidità insolita per il musicista catanese ricorda, però, quella che fu all'origine di altri capolavori assoluti:
Il Messia di Georg Friedrich Händel (1685-1759), die Zauberflöte die Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini (1792-1868).
Vincenzo Bellini - che si vedeva nella situazione di dover supplire al disimpegno di Giovanni Pacini (1796-1867), che non sarebbe riuscito a consegnare in tempo alla Fenice il suo melodramma - chiese innanzitutto al librettista Felice Romani (1788-1865) di riutilizzare il libretto che il letterato genovese aveva scritto anni prima per l'opera Giulietta e Romeo di Nicola Vaccai (1790-1848).

Romani cambiò il titolo in I Capuleti e i Montecchi e rimaneggiò il testo.
Bellini, da parte sua, riprese molte melodie di una sua precedente opera, Zaira, andata in scena con scarso successo nel 1829 al Teatro Ducale di Parma e quindi ritirata.
Il compositore trovò nel rinnovato libretto di Romani le condizioni per innalzare a un superiore livello di qualità artistica la ricchezza del materiale musicale di Zaira.
Se è vero che questo lavoro sia costato a Bellini un immenso sforzo, tale da compromettere la sua salute, è anche vero che il risultato è semplicemente straordinario.
Il compositore riesce a cogliere l'essenza di una vicenda dove amore e morte si confrontano sullo sfondo di un odio che entra, implacabile, nel cuore di tutti i protagonisti, tranne che in quello dei due amanti, il cui amore, per essere consacrato, dovrà attendere la loro morte.
La registrazione diretta dal Maestro Riccardo Muti e realizzata dal vivo a Londra con i complessi della Royal Opera House Covent Garden nel 1985, costituisce una referenza assoluta.
Il maestro italiano coglie in pieno la varietà infinita della scrittura belliniana, sia dal punto di vista musicale, sia da quello drammaturgico.
In questo senso egli esprime la logica del discorso mantenendo un perfetto equilibrio tra la visione generale e la cura del particolare: la musica vive a partire dal respiro e dall'articolazione della parola. Le parti vocali e il loro accompagnamento sono stupendi, al pari degli interventi del Coro e dell'Orchestra.
Riccardo Muti esalta le qualità di un meraviglioso cast, su cui svettano la Giulietta di Edita Gruberova e il Romeo di Agnes Baltsa.



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