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Luigi CHERUBINI
• Lodoïska
Orchestra e Coro
del Teatro alla Scala
Registrazione:
Milano, Teatro alla Scala, Febbraio 1991



Lodoïska di Luigi Cherubini (1791), Il Ratto dal Serraglio di Wolfgang Amadeus Mozart (1782) e Fidelio di Ludwig van Beethoven (1805) narrano in sostanza la stessa vicenda, ovvero quella del giovane coraggioso che supera ogni difficoltà per liberare l’amata dalla prigionia.
L'opera mozartiana è un “Singspiel”, forma di spettacolo in voga alla fine del Settecento in area tedesca in cui canto e recitazione si combinano tra loro.
Il Ratto appartiene pure al genere della “turquerie”, tipico della Vienna di quegli anni, ricco di singolari effetti musicali (impiego di strumenti tipici della banda di Giannizzeri: grancassa, flautini, cimbali) e atmosfere orientaleggianti.

Lodoïska e Fidelio appartengono inoltre ad un genere che, sul finire del Settecento - specialmente in Francia - era molto in voga: l'opéra à sauvetage. Del soggetto di Lodoïska si sono occupati parecchi compositori (Conradin Kreutzer, John Seymour Storace, Giovanni Simone Mayr) scrivendo opere e balletti.
Con Lodoïska Luigi Cherubini sceglie di mettere in musica una vicenda lineare, in cui le emozioni sono chiaramente definite. Memore dello scarso successo che tre anni prima aveva ottenuto con l'opera drammatica Demofoonte (era il suo debutto sulla scena parigina) egli compie una scelta fondamentale, quella del registro comico, il che contribuisce ad offrire all'ascoltatore una chiave di lettura decisamente più agevole di quella del dramma: quella del romanzo amoroso, del racconto cavalleresco che, invero, diventa il pretesto per una divagazione sui grandi temi della vita: libertà, amore, amicizia.
Cherubini procede verso questo obiettivo con passo sicuro, ricollegandosi alla tradizione della tragédie-lyrique di Jean-Baptiste Lully e Jean-Philippe Rameau, ben conosciuta dal pubblico francese, al pari dell'opera lirica di Christoph Willibald Gluck. Così facendo il compositore fiorentino ribadisce la centralità della parola nel melodramma e la sua importanza nell'indirizzarne il percorso drammaturgico.
La novità della scrittura di Lodoïska sta nel fatto che canto e parti strumentali interagiscono in modo tanto serrato quanto leggero: lo sguardo di Cherubini è chiaramente rivolto a Haydn e Mozart.
Pensando all’ammirazione che Beethoven aveva per Cherubini, è ben possibile che egli, durante la lunga elaborazione di Fidelio - ne curò ben tre versioni -, si fosse idealmente riferito a Lodoïska.
Cherubini nella sua opera fa uso della voce recitante; i protagonisti, in momenti di particolare significato drammaturgico, sostituiscono il canto con la parola. Questo avviene anche nel “Singspiel”; nel Ratto dal Serraglio mozartiano uno dei protagonisti, il Pascià Selim è addirittura un attore.
Pure in Fidelio in alcuni momenti il canto si alterna alla parola.
Così come nel teatro di prosa il comparire della musica crea un effetto intenso, lo stesso succede nell’opera lirica quando la musica scompare e rimane la voce recitata.
L’effetto straniante della voce nel contesto musicale è stato spesso usato dai romantici tedeschi nell’ambito del “Melodrama”, forma adottata anche da Hector Berlioz per il suo Lélio e, più tardi, anche nell’opéra-comique; per non citare che l’esempio più conosciuto: Carmen di Georges Bizet.
Accanto alle opere di Wolfgang Amadeus Mozart, Giuseppe Verdi, Christoph Willibald Gluck, Richard Wagner, Gioachino Rossini, Giovanni Battista Pergolesi, Gaspare Spontini, Arrigo Boito, Giacomo Puccini, Giovanni Paisiello, Ludwig van Beethoven, Francis Poulenc, Lodoïska di Luigi Cherubini costituisce una pietra miliare del repertorio presentato al Teatro alla Scala di Milano da Riccardo Muti negli anni in cui egli era direttore musicale.
Alla luce di quanto detto sopra si può affermare che Lodoïska concentri in sè fndamentali esperienze passate per proiettarsi verso il futuro, tracciando così un ideale arco fra l'opera napoletana del Sei-Settecento e l'opera mitteleuropea del primo Novecento.
In un certo senso si potrebbe affermare che Lodoïska contenga molte verità. Riccardo Muti per farle risaltare in tutte le loro sfaccettature è andato a cercare l'origine più profonda di Lodoïska: la sua "verità-vera": essa risiede nel rapporto misterioso ed affascinante che lega la parola al suono.
La presente registrazione, effettuata dal vivo nel corso delle rappresentazioni avvenute nel febbraio del 1991, si avvale di un cast di primo ordine, con cui il Maestro ha lavorato lungamente in prima persona (come ben raramente succede al giorno d'oggi) ed è autenticamente rivelatrice del genio di Cherubini, in grado di raccontare una storia d'amore con la leggerezza di una favola, ma nel contempo con gli accenti cupi del dramma romantico, riuscendo a fondere le voci dei cantanti (ricche di inflessioni e che, addirittura, passano alla recitazione) con un'orchestra intonatissima, precisa, reattiva e un coro sempre all'altezza della situazione.
La vita che pulsa dalla prima all'ultima nota di questa Lodoïska non solo incanta, ma addirittura magnetizza
l'ascoltatore, che si trova preso in un incredibile gioco di emozioni reso evidente da un disegno musicale che, se da una parte non lascia nulla al caso, dall'altra nulla toglie ai misteri che evoca.
Con la sua interpretazione Riccardo Muti colpisce pienamente nel segno.

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