ESPANA!
Emanuel Chabrier (1841-1894)
• Espana (Rapsodie)
Maurice Ravel (1875-1937)
• Rapsodie espagnole
Manuel De Falla (1876-1946)
• El sombrero de tres picos
Suite No. 1 e No. 2
Philadelphia Orchestra
Registrazione: Dicembre 1979
Pubblicazione: 1980
Per tutti i musicisti - siano essi indigeni oppure stranieri il folclore spagnolo costituisce un’affascinante ma pericolosa tentazione.
Affascinante, perché nessun'altro folclore europeo può rivaleggiare con esso in quanto a ricchezza di colori, pulsione ritmica, sensualità, gioco sulla sottile linea che separa l’amore dalla morte; pericoloso, perché è facile lasciarsi prendere dal vortice e finire per dipingere una Spagna troppo colorata, troppo pulsante, troppo passionale.
Il CD registrato nel 1979 dalla Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti contiene tre esempi probanti di altrettante maniere di intendere il folclore spagnolo.
Si comincia con la Rapsodia “Espana” del francese Emanuel Chabrier (1841-1894), un brano orchestrato con grande abilità, scorrevole, ma abbastanza superficiale.
Di tutt’altro genere è la “Rapsodie espagnole” di un altro compositore francese: Maurice Ravel (1875-1937).
Nato originariamente per pianoforte a 4 mani e successivamente rielaborato per orchestra dallo stesso Ravel, questo lavoro che comprende quattro momenti (Prélude à la nuit , Malaguena, Habanera, Feria) rappresenta un vertice assoluto non solo della musica del primo Novecento, ma anche della musica “descrittiva”, dove l’immagine di una terra (in questo caso la Spagna) è resa attraverso i suoi profumi, che aleggiano
fra sensazioni e ricordi.
Chiudono la selezione presentata con questo CD le Suites No. 1 e 2 dal Balletto “El sombrero de tres picos” di Manuel
de Falla (1876-1946).
De Falla, a differenza dei suoi colleghi Chabrier e Ravel, non aveva compiuto il percorso da Parigi verso la Spagna, ma, per ovvi motivi, dalla Spagna verso Parigi.
E’ proprio per questo che egli riuscì a relativizzare il rapporto con la musica spagnola e ad elaborare uno stile che, in sostanza, rappresenta una sintesi più dalla parte di Ravel che non da quella del suo maestro di composizione Felipe Pedrell (1841-1922).
Quest’ultimo, acceso fautore dell’istituzione di una scuola nazionale per la musica spagnola, si trovò a difendere una tesi che, senza l’apertura e il confronto con il resto dell’Europa, e in particolare con Parigi, era destinata ad esaurirsi in sé.
“El sombrero de tres picos”, basato su un racconto di Pedro de Alarcon, venne eseguito nella sua forma definitiva nel 1919 dalla compagnia di Sergej Diaghilev, con la coreografia di Léonid Massine e le scene di Pablo Picasso.
Il direttore d’orchestra che si accinge ad affrontare un programma del genere deve riuscire nel difficile esercizio di dosare lucidità e passione, soprattutto se dispone di un’orchestra estremamente reattiva.
Riccardo Muti per il suo entusiasmante viaggio spagnolo ha scelto una volta ancora il lavoro di cesello, la ricerca delle trasparenze, allo scopo di costantemente evidenziare la sostanza del testo in sé già molto denso.
Al di sopra di tutto, comunque, è presente in Riccardo Muti la volontà di mantenere fluido e leggero il discorso poetico, soprattutto se questo tocca una scalpitante Philadelphia Orchestra, capace di esplosioni repentine, di slanci appassionati, di pianissimi impalpabili.