Christoph Willibald Gluck (1714-1787) Orfeo ed Euridice
Philharmonia Orchestra
Pubblicazione: 1982
Rimasterizzazione digitale: 1997 Cast stellare per questa registrazione in studio del capolavoro di Gluck Orfeo ed Euridice, effettuata a Londra nel 1982.
Nei ruoli in titolo Agnes Baltsa (Orfeo) e Margaret Marshall (Euridice); nel ruolo di Amore Edita Gruberova.
Il Gluck di Muti, in quel momento della sua ricerca stilistica, è spettacolare, sontuoso, ma mai eccessivo.
Ancora una volta, come nel caso del suo Mozart e del suo Haydn, i momenti di grande impatto scenico e quelli pieni di slancio rifuggono l'esteriorità, ma sono sempre riconducibili ad una precisa linea stilistica; la stessa a cui si possono ricondurre le fasi liriche, dove il canto, pur nel suo abbandono si distanzia da ogni retorica e leziosità.
Se è vero che la principale lezione che Gluck ha voluto dare alla musica è quella di riuscire ad esprimere l’universo dei sentimenti attraverso una totale sobrietà di stile, à anche vero che la sobrietà di stile dell’autore tedesco non deve essere scambiata per accademismo.
Questo Riccardo Muti dimostrava di averlo capito già fin dagli anni di questa registrazione e lo avrebbe ribadito durante tutto il periodo del suo lungo impegno al Teatro alla Scala.
Christoph Willibald Gluck (1714-1787) • Iphigénie en Tauride
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
(Maestro del coro: Roberto Gabbiani)
Registrazione dal vivo:
Teatro alla Scala, Milano, 1992
Ifigenia in Tauride, da molti ritenuta il capolavoro di Christoph Willibald Gluck, è l’opera in cui l’autore tedesco fa rivivere le emozioni più violente e profonde.
Tra i personaggi nascono dinamiche di forza sconvolgente, che rendono il ritmo dell’azione un turbine inarrestabile. In termini musicali il baricentro dell’azione stessa è situato nel coro che, con l'orchestra, è forza generatrice degli interventi dei solisti e commentatore delle parole e delle azioni dei personaggi.
Gluck ricupera così nell’opera lirica il ruolo che il coro riveste nella tragedia greca.
L’orchestra evidenzia - e nel contempo sostiene con fermezza - le voci soliste nelle arie mentre nei recitativi accompagnati esalta ogni frase, ogni parola, ogni accento. Quando è protagonista assoluta della scena (oppure lo è assieme al coro) l’orchestra di Ifigenia in Tauride disegna un percorso di forza drammatica e di varietà di effetti fino ad allora inedito.
La scrittura diventa qui ancora più essenziale: sembra quasi che l’orchestra di Gluck dipinga scene in bianco e nero da cui si sprigionano inaspettatamente immagini fiammeggianti.
L’interpretazione di Riccardo Muti nella sua perfetta sintesi fra lucidità e passione, fra rigore e abbandono, esalta il capolavoro gluckiano ai massimi livelli.
La fusione tra solisti vocali, orchestra e coro che ne consegue, ancor prima di essere musicale e drammaturgica, è da ricercare nella lucida visione che il maestro italiano ha del teatro musicale di Gluck.
In esso l’incontro fra il divino e l’umano è espresso in forma nuova rispetto al teatro barocco. Tra i due mondi non c’è più distacco, ma continuità, anche se le divinità continuano a rimanere tali.
Il carattere nobile ed austero, talvolta addirittura scostante dell’espressione gluckiana, riesce a trasformarsi in modo repentino in canto doloroso o appassionato, profondamente umano.
L’essenzialità del contesto formale e musicale in genere rimanda al rigore del teatro greco.