Felix Mendelssohn (1809-1847)
• Sinfonia No. 3 in la minore op. 56 Scozzese
• Sinfonia No. 4 in La maggiore op. 90 Italiana
New Philharmonia Orchestra
Registrazione: 1977
Rimasterizzazione digitale 1989
Felix Mendelssohn-Bartholdy
(1809-1847) ha avuto in dono un talento musicale straordinario: freschezza della vena melodica, sconfinata inventiva, intelligenza strutturale perfetta, sensibilità profonda.
A differenza della quasi totalità degli artisti di quel tempo, il compositore è nato in una situazione finanziariamente agiatissima, il che gli ha permesso di sviluppare al meglio la sua curiosità intellettuale, grazie ad una caparbietà pari solamente al suo talento.
Basti dire che a lui dobbiamo la riscoperta di Johann Sebastian Bach e la fondazione del Conservatorio di Lipsia.
La Sinfonia No. 3 in la minore op. 56 "Scozzese" e la Sinfonia No. 4 in La maggiore op. 90 "Italiana" appartengono alle pagine più famose dell’intero repertorio sinfonico.
Scritte secondo lo schema classico in quattro movimenti (i modelli a cui fa riferimento Mendelssohn sono quelli di Haydn e Mozart) illustrano due atmosfere sensibilmente diverse fra loro, come indicato dai rispettivi titoli.
La “Scozzese” è in la minore, una tonalità cupa e drammatica, mentre l’ "Italiana" è in La maggiore, una tonalità allegra e solare.
Mendelssohn, però, non traccia due semplici bozzetti dove rievoca i paesaggi brumosi e le luci diffuse della Scozia da una parte e le atmosfere ariose e le luci splendenti dell’Italia dall’altra.
Attraverso una scrittura agilissima, in filigrana, costruisce un discorso melodico e armonico di straordinario fascino, che non si limita a dipingere i paesaggi a cui le sinfonie si riferiscono, ma ne evoca le emozioni in modo impagabile.
Riccardo Muti ha sviluppato la sua interpretazione partendo proprio da questo punto.
Dirigendo la Philharmonia Orchestra, uno strumento che ha preparato con rigore estremo, il Maestro italiano fa letteralmente scaturire la musica di Mendelssohn in tutti i suoi guizzi, le sue folate, i suoi abbandoni, i suoi colori cangianti, le sue fragranze.
Eppoi, c’è sempre quel nobile, classico equilibrio che ricorda Haydn e Mozart, gli autori a cui Mendelssohn guardava con amore e rispetto.