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muti.ch>discografia scelta>CD Riccardo Muti in ordine di compositore>Wolfgang Amadeus Mozart


Wolfgang Amadeus MOZART
(1756-1791)
• Sinfonia No. 40 in sol minore, KV 550
• Sinfonia No. 36 in do maggiore, KV 425 Linz
Wiener Philharmoniker
Registrazione: Wien, Musikverein 1991

Questa registrazione presenta la scelta di due sinfonie mozartiane assai diverse fra loro: la malinconica e pressochè tragica sinfonia No. 40 in sol minore e la spigliata e ridente sinfonia No. 36 in do maggiore, denominata “Linz”.
Ovviamente la musica di Mozart, così come quella di Beethoven, Schubert, Brahms e Bruckner, appartiene all’Orchestra filarmonica di Vienna in tutti i suoi aspetti.
In più, proprio per quanto riguarda l’interpretazione mozartiana, i Wiener la permeano della loro esperienza operistica maturata in centinaia di serate di lavoro passate alla Staatsoper.
Riccardo Muti, che ha sempre vissuto Mozart come il compositore diretto e schietto che bandisce ogni retorica ed esprime i sentimenti pur mantenendo i suoi magici equilibri formali, non poteva che trovare ancora una volta nell’orchestra filarmonica di Vienna lo strumento ideale per realizzare due interpretazioni bellissime nella loro ricchezza di pulsioni e di chiaroscuri.

Ludwig van BEETHOVEN (1770-1827)
• Concerto per pianoforte e orchestra No. 3 in do minore, Op. 37
Registrazione:  1977
Pubblicazione:  1978
Rimasterizzazione digitale 1987
Wolfgang Amadeus MOZART
(1756-1791)
• Concerto per pianoforte e orchestra No. 22 in mi bemolle maggiore, KV 482

Registrazione: 1979
Pubblicazione: 1983
Rimasterizzazione digitale 1987
Solista: Svjatoslav Richter
Philharmonia Orchestra

Questa registrazione testimonia lo straordinario incontro fra il giovane Riccardo Muti e Svjatoslav Richter, quell’immenso pianista che da alcuni anni (si era alla fine degli anni ’70) incantava anche il pubblico europeo ed americano.
Richter rimase colpito da Muti in occasione dei concerti che diedero assieme al “Maggio Musicale Fiorentino”.
Si racconta questo aneddoto:
Dopo la prima prova a due pianoforti, il mitico “Slava” si confidò con alcuni amici dicendo: “Se questo giovane dirige come suona, penso proprio che non ci sarà veramente di che preoccuparsi ..."
Le esecuzioni sono splendide: ad un Richter dolce ed ispirato, flessibilissimo ed austero, risponde un Riccardo Muti che intuisce con la sensibilità favolosa che gli è propria ogni minima variazione della linea di canto e dell’atmosfera espressiva del solista.

Wolfgang Amadeus MOZART
(1756-1791)
• COSÌ FAN TUTTE
Wiener Philharmoniker
Registrazione: 1982


“Così fan tutte”, all’inizio degli anni ottanta,  è stato il primo grande successo mozartiano di Riccardo Muti al Festival di Salisburgo.
Successo che durò per ben dieci stagioni, diventando così una pietra miliare del celebre festival austriaco e confermando ulteriormente il maestro italiano fra i più illuminati interpreti del Compositore.
La presente registrazione è stata effettuata agli inizi di questo fortunato periodo con un grande cast e con un’Orchestra Filarmonica di Vienna in stato di grazia.
Già allora, con Muti, aveva raggiunto quell’empatia che i celebri “Wiener” – orgogliosi di non avere un maestro stabile – nella loro storia hanno conosciuto con pochi.
“Così fan tutte”, attraverso l’organizzazione di una farsa (il filosofo Don Alfonso con la complicità della fantesca Despina riese a dimostrare ai due cavalieri Guglielmo e Ferrando che le loro promesse spose Dorabella e Fiordiligi non sono poi così fedeli come loro credono) si trasforma in un gioco amaro.

I due cavalieri da una parte scoprono che le loro promesse spose non sono assolutamente fedeli, ma dall’altra si rendono conto di amarle comunque.
E questo vale anche per le due donne.
La genialità di Mozart sta nel fondere attraverso la sua musica due sentimenti così diversi come la gioia e l’amarezza; Riccardo Muti, attraverso un’interpretazione di sensibilità rara, riesce a realizzare questa fusione in modo impareggiabile.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
• LE NOZZE DI FIGARO
Wiener Philharmoniker
Pubblicazione: 1987

E’ opinione assai diffusa che “Le Nozze di Figaro”, fra le grandi opere di Mozart, sia quella più ricca dal punto di vista musicale: ricchezza di temi, di armonie, di colori, di effetti e di affetti.
Un parere certo opinabile come tutti i pareri; quando si ascolta l’interpretazione che Muti ha registrato nell’anno 1987 alla testa dei Wiener Philharmoniker, si è portati però a condividere questa opinione.
Le “Nozze” con Muti, assecondato da quel meraviglioso strumento che è l’orchestra viennese e alla guida di un cast di gran lusso (che, come di consueto, ha voluto e saputo istruire come pochi sanno fare) sono di un fiorire lussureggiante e di una malinconia che invade ma, sempre e comunque, pervase da una voglia di vivere che sospinge  verso il futuro.
Ancora una volta Riccardo Muti è riuscito ad entrare in sintonia con l’animo mozartiano e a renderne la bellezza agli ascoltatori.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
• DON GIOVANNI
Wiener Philharmoniker
Registrazione: 1990


Questa edizione del “Don Giovanni”, registrata in studio, è il riflesso diretto dello straordinario ciclo di esecuzioni dei tre capolavori di Mozart, su libretto di Lorenzo da Ponte, che Riccardo Muti diresse alla testa degli impagabili Wiener Philharmoniker al Theater an der Wien sul finire degli anni ‘80.
Ancora una volta il maestro italiano riuscì a conquistare gli artisti viennesi – storici depositari di questo repertorio – con il suo inflessibile ma mai pedante rigore da una parte e dall'altra con quella vivacità di spirito che solo un musicista formatosi alla scuola napoletana (notoriamente una fusione di cultura italiana, tedesca e francese) può avere.
Ne risulta un “Don Giovanni” di felicissima unità musicale e drammaturgica, dove il discorso tra parti vocali e parti orchestrali procede con quella varietà di atmosfere e di umori, ora impalpabili, ora massicci, ora sognanti, ora angosciosi, che il Don Giovanni nella sua misteriosa ambiguità di dramma giocoso contiene.

Wolfgang Amadeus MOZART
(1756-1791)
• Sinfonia No. 41
in Do maggiore KV 551
Jupiter
• Divertimento in Re maggiore
KV 136
Berliner Philharmoniker
Registrazione:
Giugno 1985 e Gennaio 1988
Philharmonie, Berlino
Pubblicazione: 1989


La regola vorrebbe che quando si presenta un’incisione discografica si inizi a parlare dell’opera più importante per significato e dimensione per poi occuparsi dei brani complementari.
Ogni tanto, però, ci sono delle eccezioni, come per questo CD
dedicato a Mozart e pubblicato nel 1989, che vede Riccardo Muti sul podio dei Berliner Philharmoniker.
Non cominceremo quindi a parlare della Sinfonia No. 41 in Do maggiore KV 551 Jupiter, ma del Divertimento in Re maggiore KV 136.
Mozart possedeva quel miracoloso dono che permette di toccare i più alti vertici della poesia anche facendo uso di pochissimi mezzi.
In altre parole, l’opera di piccole dimensioni, rispetto a quella di dimensioni più grandi, non è necessariamente di valore minore:
è semplicemente diversa.

Le “piccole composizioni” dei grandi musicisti richiedono però maggiore attenzione da parte dell’interprete che non le “grandi” perché, a differenza di queste ultime,non si impongono in modo evidente,ma chiedono di essere interrogate e scoperte.
Il Divertimento KV 136, una musica sublime - poco meno celebre della Serenata in Sol maggiore Eine kleine Nachtmusik KV 525 – trova nel Maestro Muti un interprete che, partendo dalla totale chiarezza della scrittura mozartiana e dalla fluidissima viva e pulsante linea del canto, approfitta delle capacità virtuosistiche dei Berliner Philharmoniker, senza mai permettere che esse prendano il sopravvento.
La semplicità sia nel comporre un brano musicale sia nell’interpretarlo non è mai un caso, ma una conquista; andare all’essenziale significa essere capaci di compiere delle scelte, tralasciando il superfluo.
In questo senso, interpretare il Divertimento mozartiano significa scoprire la sua originaria purezza e portare l’orchestra a realizzarla.
Anche per i prestigiosi Berliner Philharmoniker suonare un’opera del genere è molto impegnativo; per certi aspetti – sembra un paradosso - lo è forse di più che suonare una grande sinfonia di Bruckner o Mahler.
Riccardo Muti guida l’Orchestra Filarmonica di Berlino in un’interpretazione sfavillante che, pur non tradendo mai il carattere giocoso e leggero del lavoro, indugia con fine sensibilità sui numerosi impalpabili cambiamenti d’umore, quasi dei chiaroscuri, così tipici in Mozart.
La Sinfonia No. 41 in Do maggiore KV 552 Jupiter in quanto a complessità di struttura si trova esattamente all’opposto del Divertimento KV 136.
L’ultima sinfonia del compositore salisburghese - scritta nei consueti quattro movimenti della sinfonia classica - non si conclude come tradizione vuole con un Rondò, ma con un Allegro molto che è senz’altro definibile come uno dei vertici assoluti della produzione mozartiana e dell’intera storia della musica.
Il compositore fonde il rigore dello stile fugato, tipico dei grandi del Barocco, con la struttura principe del Classicismo, ovvero la forma-sonata, tradizionalmente usata come primo movimento di sonate, sinfonie, ecc.
Nel finale della Jupiter rigore e passione trovano la loro espressione idealizzata.
I tre movimenti precedenti tendono tutti verso l’Allegro molto appena descritto, segnale evidente della circolarità di questa Sinfonia che ha la sua origine e la sua conclusione laddove il regno del raziocinio (lo stile fugato) e il regno della fantasia (la forma-sonata) si sovrappongono.
Riccardo Muti imposta la sua interpretazione partendo proprio dalla sintesi del finale.
Così l’Allegro vivace iniziale è solare, ma mai trionfante, l’Andante cantabile malinconico, ma nel contempo assai contenuto nelle sue emozioni. Il Minuetto-Allegretto è sicuro nella sua eleganza, ma mai baldanzoso.
Nel finale, poi, Riccardo  Muti, impeccabilmente servito dai Berliner Philharmoniker, dirige con una passione pari solo alla lucidità quell’incredibile gioco di specchi con cui Mozart ha concluso il ciclo delle sue sin
fonie.





Wolfgang Amadeus MOZART (1756-1791)
• Sinfonia No 40 in sol minore KV 550
Sergej Prokofiev
• Sinfonia classica op. 25
Franz Schubert
• Sinfonia No 6 in Do maggiore D 589
(Piccola Do maggiore)


Questo è un programma  ideale per un concerto oppure per una registrazione discografica. E’ bello, anzi bellissimo, quando si ha il piacere di ascoltarlo in un’interpretazione ideale.
E’ vero che bisogna stare attenti a giocare con i superlativi, perché si arrischia di essere smentiti al momento in cui ci si imbatte in altre interpretazioni “ideali” dei medesimi pezzi.
Nel caso in questione, però, si tratterebbe di trovare un’orchestra che sappia fare meglio dei Wiener Philharmoniker, con un repertorio che frequentano da sempre e che, con il direttore in questione, interpretano sia a Vienna che nelle tournées in mezzo mondo da più di trent’anni: Riccardo Muti.
L’Orchestra viennese apprezza il maestro italiano per tutto quello che fa: nella sua veste di orchestra dell’Opera di Stato di Vienna ha lavorato con lui, ad esempio, in melodrammi di Verdi e di Boito, oltre che, naturalmente, in numerose opere di Mozart.
Come orchestra puramente sinfonica lo invita soprattutto per interpretare i due compositori viennesi per eccellenza; il già citato Mozart e Franz Schubert.
I Wiener Philharmoniker sono fieri della loro autonomia e sono fieri di non avere un direttore stabile; è pertanto la loro assemblea (e per essa la loro direzione artistica) che decide quali direttori invitare.
Con il Maestro Muti il sodalizio si è sempre mantenuto costante per stringersi ancor più negli ultimi anni.
Un’Orchestra di questo livello, tecnicamente ineccepibile, con una sua forte personalità, ha bisogno di un direttore che la stimoli a livello di idee e che entri in sintonia con essa.
Se si crea una situazione di empatia fra musicisti e direttore, tutto diventa affascinante, armonioso, etereo.
Ascoltando il CD in questione (registrato dal vivo nell’ambito di un concerto tenutosi il 2 aprile 2000) si è colpiti innanzitutto dall’atmosfera che, fin dalle primissime battute della Sinfonia KV 550 di Mozart, conquista l’ascoltatore, senza imporsi.
I fraseggi sono naturali, i piani sonori pure; la musica scorre con la naturalezza della parola di un grande poeta che recita i suoi versi o del gesto di un grande artista che dipinge la sua tela.
Ogni dettaglio appare evidente in sé, ma nel contempo si avverte che esso fa parte di un disegno più ampio, che si svela a poco a poco.
Il grande interprete è colui che pur lasciando apparire solo a poco a poco il labirinto che è nascosto sotto uno strato di sabbia, già permette di intuire il disegno completo del labirinto stesso. Il labirinto altro non è che il simbolo della vita. Ogni interpretazione di un’opera maggiore, come questa sinfonia di Mozart o la Sinfonia No. 6 di Schubert non sono altro che metafore della vita
.
Riccardo Muti è un musicista che ha sempre creduto nel valore della profondità e dell’umiltà del lavoro sul testo, così come della necessità che questo lavoro continuasse nel tempo, indipendentemente dai successi personali raggiunti.
L’interpretazione, vista nel senso descritto sopra diventa così uno specchio della vita, a partire da quella dello stesso direttore d’orchestra.
Il Maestro Muti, oltre alle doti che  molti direttori hanno, possiede anche quella (più rara) di interrogarsi e di mettersi in questione, sperimentando vie nuove. Lo testimonia, tra l’altro,  il suo lavoro con l’Orchestra giovanile “Luigi Cherubini”.
Riflettere sulla Sinfonia No. 40 di Mozart, sulla Sinfonia Classica di Prokofiev e sulla Sinfonia No. 6 di Schubert per farle risplendere in maniera ideale: se si è Riccardo Muti e si ha a disposizione un’orchestra “complice” come quella viennese è possibile.


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