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muti.ch>discografia scelta>CD Riccardo Muti in ordine di compositore>Sergej Prokofiev


Sergej PROKOFIEV (1891-1953)
"Romeo e Giulietta"
Suite No. 1 Op. 64b
Suite No. 2 Op. 64c
Philadelphia Orchestra
Registrazione: 1981

Sergej Prokofiev, con Pëtr Ilich Tchaikovsky e Igor Stravinsky fa parte della triade di autori che hanno portato ai massimi livelli l’arte del balletto russo, scrivendo lavori che, ancora oggi, quando vengono eseguiti in forma di suites sinfoniche, si impongono nelle sale da concerto.
Dal punto di vista cronologico, Sergej Prokofiev (1891-1953) si pone al centro rispetto a Tchaikovsky (1840-1893) e a Stravinsky (1882-1971).
“Romeo e Giulietta”, scritto per il Teatro Bolshoi di Mosca, è il primo dei due grandi balletti di Prokofiev.
Il secondo è “Cenerentola”, che vide la luce esattamente dieci anni dopo (nel 1946).
Per entrambi l’autore elaborò tre suites orchestrali, vale a dire tre collane di brani provenienti dalla partitura principale, combinati unicamente in funzione dell’effetto musicale, senza tener conto dello svolgimento dell’azione.
Così facendo, sull’esempio di quanto già fatto da altri colleghi, a partire dal già citato Tchaikovsky, Prokofiev avrebbe garantito una maggior diffusione di queste sue musiche, al di fuori del contesto della rappresentazione teatrale.

Infatti, simili partiture vantano una ricchezza di idee musicali, di elaborazione strutturale e di fantasia nell’orchestrazione da poter essere considerate totalmente autonome rispetto alla scena e, quindi, condurre vita indipendente nelle sale da concerto.
Inutile dire che la musica di un balletto come “Romeo e Giulietta”, con tutta la sua ricchezza di colori e di atmosfere, di evocazioni e di personaggi, è per eccellenza una musica da orchestra postromantica, dalla scrittura totalmente svincolata dai modelli tradizionali.
Un magnifico esempio di quanto stiamo dicendo è fornito dalla registrazione, ormai storica, delle prime due suites dal balletto “Romeo e Giulietta”, effettuate nel 1981 dalla Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti.
In totale dodici brani dove la celebre orchestra americana dimostra le sue eccellenti qualità che vanno dalla perfezione dell’insieme all’intonazione, alla qualità degli interventi solistici.
Una qualità rara anche fra le orchestra di classe internazionale è la marcatissima differenziazione dei piani sonori, dove i pianissimi sono veramente tali, ma sempre sostanziati da un suono pieno, e i fortissimi sono sempre convincenti senza essere mai troppo aperti; per non dire poi degli attacchi precisi, ma mai taglienti in modo innaturale.
Con una simile tavolozza di colori a disposizione, un direttore d’orchestra come Riccardo Muti, parimenti affascinato sia dal teatro lirico che dal repertorio sinfonico, non può che fare faville; il fascino nobile e tragico della storia dei due giovani amanti veronesi, narrata in  origine da Willliam Shakespeare, non può che fornire ulteriore stimolo al maestro italiano per tratteggiare un Prokofiev implacabile e magnifico.

Sergej PROKOFIEV (1891-1953)
Sinfonia No. 5, Op. 100, in si bemolle maggiore
Philadelphia Orchestra
Registrazione: 1990
Produzione: 1991

La sinfonia N. 1 “Classica” di Prokofiev è sicuramente la più nota tra quelle scritte dall’autore russo; si tratta di uno scanzonato, delicatissimo omaggio al classicismo di Haydn.
La N. 5 però, che nello sviluppo dei suoi materiali melodici, ritmici e formali costituisce uno dei grandi lavori del genere del Novecento, è forse la più bella e completa.
Riccardo Muti ha sempre dimostrato una particolare affinità con la musica di questo compositore, del quale è capace di riconoscere il difficile equilibrio fra riferimento alla tradizione e proiezione moderna, senso del drammatico e sarcasmo presenti nel suo stile.
Servito da una Philadelphia Orchestra che la musica di Prokofiev l’ha sempre praticata intensamente, Riccardo Muti regala un’interpretazione della quinta sinfonia di grande bellezza, ricca di slanci e di cambiamenti di umore, mai retorica.
A significativo complemento del CD un’opera d’occasione: il poema sinfonico “L’incontro tra il Volga e il Don, op. 130, scritto nel 1951 per celebrare l’apertura del canale artificiale che congiunge i due fiumi.







Wolfgang Amadeus Mozart:
• Sinfonia No 40 in sol minore KV 550
Sergej Prokofiev
• Sinfonia classica op. 25

Franz Schubert
• Sinfonia No 6 in Do maggiore D 589
(Piccola Do maggiore)
Wiener Philharmoniker




Questo è un programma  ideale per un concerto oppure per una registrazione discografica. E’ bello, anzi bellissimo, quando si ha il piacere di ascoltarlo in un’interpretazione ideale.
E’ vero che bisogna stare attenti a giocare con i superlativi, perché si arrischia di essere smentiti al momento in cui ci si imbatte in altre interpretazioni “ideali” dei medesimi pezzi.
Nel caso in questione, però, si tratterebbe di trovare un’orchestra che sappia fare meglio dei Wiener Philharmoniker, con un repertorio che frequentano da sempre e che, con il direttore in questione, interpretano sia a Vienna che nelle tournées in mezzo mondo da più di trent’anni: Riccardo Muti.
L’Orchestra viennese apprezza il maestro italiano per tutto quello che fa: nella sua veste di orchestra dell’Opera di Stato di Vienna ha lavorato con lui, ad esempio, in melodrammi di Verdi e di Boito, oltre che, naturalmente, in numerose opere di Mozart.
Come orchestra puramente sinfonica lo invita soprattutto per interpretare i due compositori viennesi per eccellenza; il già citato Mozart e Franz Schubert.
I Wiener Philharmoniker sono fieri della loro autonomia e sono fieri di non avere un direttore stabile; è pertanto la loro assemblea (e per essa la loro direzione artistica) che decide quali direttori invitare.
Con il Maestro Muti il sodalizio si è sempre mantenuto costante per stringersi ancor più negli ultimi anni.
Un’Orchestra di questo livello, tecnicamente ineccepibile, con una sua forte personalità, ha bisogno di un direttore che la stimoli a livello di idee e che entri in sintonia con essa.
Se si crea una situazione di empatia fra musicisti e direttore, tutto diventa affascinante, armonioso, etereo.
Ascoltando il CD in questione (registrato dal vivo nell’ambito di un concerto tenutosi il 2 aprile 2000) si è colpiti innanzitutto dall’atmosfera che, fin dalle primissime battute della Sinfonia KV 550 di Mozart, conquista l’ascoltatore, senza imporsi.
I fraseggi sono naturali, i piani sonori pure; la musica scorre con la naturalezza della parola di un grande poeta che recita i suoi versi o del gesto di un grande artista che dipinge la sua tela.
Ogni dettaglio appare evidente in sé, ma nel contempo si avverte che esso fa parte di un disegno più ampio, che si svela a poco a poco.
Il grande interprete è colui che pur lasciando apparire solo a poco a poco il labirinto che è nascosto sotto uno strato di sabbia, già permette di intuire il disegno completo del labirinto stesso. Il labirinto altro non è che il simbolo della vita. Ogni interpretazione di un’opera maggiore, come questa sinfonia di Mozart o la Sinfonia No. 6 di Schubert non sono altro che metafore della vita.
Riccardo Muti è un musicista che ha sempre creduto nel valore della profondità e dell’umiltà del lavoro sul testo, così come della necessità che questo lavoro continuasse nel tempo, indipendentemente dai successi personali raggiunti.
L’interpretazione, vista nel senso descritto sopra diventa così uno specchio della vita, a partire da quella dello stesso direttore d’orchestra.
Il Maestro Muti, oltre alle doti che  molti direttori hanno, possiede anche quella (più rara) di interrogarsi e di mettersi in questione, sperimentando vie nuove. Lo testimonia, tra l’altro,  il suo lavoro con l’Orchestra giovanile “Luigi Cherubini”.
Riflettere sulla Sinfonia No. 40 di Mozart, sulla Sinfonia Classica di Prokofiev e sulla Sinfonia No. 6 di Schubert per farle risplendere in maniera ideale: se si è Riccardo Muti e si ha a disposizione un’orchestra “complice” come quella viennese è possibile.



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