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muti.ch>discografia scelta>CD Riccardo Muti in ordine di compositore>Maurice Ravel

Maurice Ravel (1875-1937)
• Boléro

Franz LISZT (1811-1886)
• Les Préludes
Pëtr Ilich TCHAIKOVSKY (1840-1893)
• Ouverture "1812"
Registrazione:
1981 (1) - 1982 (2) - 1983 (3)

Le pagine orchestrali spettacolari, per brillare di tutto il loro fascino, necessitano di un’orchestra dotata di grande virtuosismo e di un direttore che sappia sfruttarne ogni potenzialità, senza per questo lasciarsi prendere la mano dalla meravigliosa macchina che si trova davanti.
Quale migliore scelta, quindi, della Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti per l’interpretazione di tre lavori così diversi tra loro, ma ugualmente spettacolari, come il Boléro di Maurice Ravel, il poema sinfonico “Les Préludes” di Franz Liszt e l’Ouverture solenne “1812” di Pëtr Ilich Tchaikovsky.
Il celeberrimo Boléro di Ravel, che nelle sale da concerto ha conosciuto una popolarità ancora più ampia rispetto alla sua originaria destinazione di musica da balletto, è un vero e proprio pezzo di bravura per orchestra.
E questo non tanto per le acrobazie tecniche o virtuosistiche che esso richiede, quanto per la regolarità del ritmo, ossessivo, che il Boléro raveliano impone agli esecutori.

Per non dire della richiesta di un suono ora smagliante, ora tornito, ora vibrante,  ora trasparente a cui ogni “solo” si vede confrontato.
L’interpretazione della Philadelphia Orchestra diretta dal Maestro Riccardo Muti riesce ad equilibrare al massimo grado quel progredire di tensione, lento ma inesorabile, che va dalla leggerezza classica fino al culmine di un vortice dionisiaco.
Il poema sinfonico altro non è che un racconto in musica di un fatto letterario, uno slancio fantastico, dove l’orchestra diventa teatro.
“Les Préludes” non fanno eccezione: ispirati a una Méditation del poeta francese Alphonse de Lamartine, propongono vari temi che si susseguono in un unico movimento, creando un quadro di grande suggestione, retto da un mirabile equilibrio.
L’interpretazione di  Riccardo Muti con la Philadelphia Orchestra è ricca di suggestione, appassionata, ma sempre illuminata da quell’eleganza che la rende nobile.
 La registrazione si conclude con l’Ouverture solenne “1812” op. 49, un brano celebrativo che rievoca la lotta dei Russi contro gli eserciti napoleonici in quell’ anno, con tanto di citazioni della “Marsigliese” e dell’Inno Russo.
Sebbene lo stesso compositore non lo ritenesse fra i suoi lavori più degni di nota, l’ouverture solenne “1812”, sia in patria che all’estero, gli rese notevole fama; ancora oggi è fra i brani più diffusi a livello discografico e maggiormente scelti per  concerti spettacolari e celebrativi.
Come per tutte le pagine di grande impatto sonoro, anche l’esecuzione de lavoro tchaikovskiano richiede un grande senso della misura se si vuole ottenere un risultato di livello.
La Philadelphia Orchestra e Riccardo Muti interpretano l’ouverture solenne “1812” da loro pari: non vanno a cercare significati e bellezze inesistenti, né tantomeno si lasciano prendere la mano dalla ricerca del facile effetto.

ESPANA!
Emanuel CHABRIER (1841-1894)
• Espana (Rapsodie)
Maurice RAVEL (1875-1937)
• Rapsodie espagnole

Manuel DE FALLA (1876-1946)
• El sombrero de tres picos
Suite No. 1 e No. 2
Philadelphia Orchestra
Registrazione: Dicembre 1979
Pubblicazione: 1980

Per tutti i musicisti - siano essi indigeni oppure stranieri – il folclore spagnolo costituisce un’affascinante ma pericolosa tentazione.
Affascinante, perché nessun'altro folclore europeo può rivaleggiare con esso in quanto a ricchezza di colori, pulsione ritmica, sensualità, gioco sulla sottile linea che separa l’amore dalla morte; pericoloso, perché è facile lasciarsi prendere dal vortice e finire per dipingere una Spagna troppo colorata, troppo pulsante, troppo passionale.
Il CD registrato nel 1979 dalla Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti contiene tre esempi probanti di altrettante maniere di intendere il folclore spagnolo.
Si comincia con la Rapsodia “Espana” del francese Emanuel Chabrier (1841-1894), un brano orchestrato con grande abilità, scorrevole, ma abbastanza superficiale.
Di tutt’altro genere è la “Rapsodie espagnole” di un altro compositore francese: Maurice Ravel (1875-1937).

Nato originariamente per pianoforte a 4 mani e successivamente rielaborato per orchestra dallo stesso Ravel, questo lavoro – che comprende quattro momenti (Prélude à la nuit , Malaguena, Habanera, Feria) – rappresenta un vertice assoluto non solo della musica del primo Novecento, ma anche della musica “descrittiva”, dove l’immagine di una terra (in questo caso la Spagna) è resa attraverso i suoi profumi, che aleggiano
fra sensazioni e  ricordi.
Chiudono la selezione presentata con questo CD le Suites No. 1 e 2 dal Balletto “El sombrero de tres picos” di Manuel
de Falla (1876-1946).
De Falla, a differenza dei suoi colleghi Chabrier e Ravel, non aveva compiuto il percorso da Parigi verso la Spagna, ma, per ovvi motivi, dalla Spagna verso Parigi.
E’ proprio per questo che egli riuscì a relativizzare il rapporto con la musica spagnola e ad elaborare uno stile che, in sostanza, rappresenta una sintesi più dalla parte di Ravel che non da quella del suo maestro di composizione Felipe Pedrell (1841-1922).
Quest’ultimo, acceso fautore dell’istituzione di una scuola nazionale per la musica spagnola, si trovò a difendere una tesi che, senza l’apertura e il confronto con il resto dell’Europa, e in particolare con Parigi, era destinata ad esaurirsi in sé.
“El sombrero de tres picos”, basato su un racconto di Pedro de Alarcon, venne eseguito nella sua forma definitiva nel 1919 dalla compagnia di Sergej Diaghilev, con la coreografia di Léonid Massine e le scene di Pablo Picasso.
Il direttore d’orchestra che si accinge ad affrontare un programma del genere deve riuscire nel difficile esercizio di dosare lucidità e passione, soprattutto se dispone di un’orchestra estremamente reattiva.
Riccardo Muti per il suo entusiasmante viaggio spagnolo ha scelto una volta ancora il lavoro di cesello, la ricerca delle trasparenze, allo scopo di costantemente evidenziare la sostanza del testo in sé già molto denso.
Al di sopra di tutto, comunque, è presente in Riccardo Muti la volontà di mantenere fluido e leggero il discorso poetico, soprattutto se questo tocca una scalpitante Philadelphia Orchestra, capace di esplosioni repentine, di slanci appassionati, di pianissimi impalpabili.


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