Nicolai RIMSKY-KORSAKOV (1844-1908)
Scheherazade
Suite sinfonica Op. 35
Philadelphia Orchestra
Pubblicazione: 1983 Nicolai Rimsky-Korsakov è considerato, a giusta ragione, uno fra i maggiori orchestratori di tutti i tempi.
L’elenco, in ordine cronologico, si apre con Hector Berlioz per proseguire con Gustav Mahler, Richard Strauss, Claude Debussy e Maurice Ravel.
La capacità di trasformare in suono le idee e le emozioni musicali per poi collocarle in un disegno orchestrale perfettamente equilibrato, per Rimsky-Korsakov non era seconda alla sua conoscenza delle tecniche compositive di tradizione europea né, tantomeno, a quella del fantasmagorico mondo musicale della Russia d’Oriente.
Questa è la ragione per cui l’universo musicale di questo compositore è così lussureggiante, raffinato, ricco di effetti senza essere mai retorico.
Due sono gli esempi che illustrano in maniera ideale la sua arte.
Il primo, poco conosciuto, è quello del quarto dei sette quadri dell’opera “Sadko”, che dipinge il regno marino; il secondo, senza dubbio la pagina più celebre del compositore, “Scheherazade”, Suite sinfonica Op. 35, composta nel 1888.
Il sultano Schahriar ritiene che tutte le donne siano infedeli; giura quindi di condannare a morte ognuna delle sue mogli subito dopo la prima notte.
Sheherazade trova un espediente per salvarsi la vita; speculando infatti sulla curiosità del sultano, comincia a narrargli delle favole, in maniera che la sua esecuzione viene costantemente rimandata.
E così per 1001 notte, finché il Sultano rinuncia al suo proposito di giustiziarla.
Rimsky-Korsakov suddivide il suo poema in quattro momenti, che corrispondono ad altrettanti racconti: Il mare e lanave di Simbad, La storia del principe Kalender, Il giovane Principe e la Principessa, Festa a Bagdad Il mare Naufragio della nave contro le rocce.
La Suite sinfonica da “Le mille e una notte”, op. 35, è uno dei brani più amati dalle orchestra, anche perché offre al loro primo violino una parte di difficoltà e bellezza paragonabile a quella di un concerto solistico.
Il canto del primo violino assurge a personaggio, in quanto si identifica stessa Scheherazade.
Il resto dell’Orchestra è impiegato con una capacità di sfruttare gli effetti globali, delle varie classi strumentali e dei solisti che conoscono pochi uguali nella storia della musica: temi orecchiabili, piacevoli da suonare, gratificanti sia per chi suona che per chi ascolta si susseguono senza sosta.
Di una partitura così fragrante è facile però abusare, soprattutto quando a suonarla è un’orchestra di grandissime capacità i cui musicisti, proprio perché sono tutti molto bravi, arrischiano in buona fede di voler strafare.
E’ per questa ragione che sul podio ci vuole un musicista con le idee chiare e con un gran gusto, che sappia dirigere con il pugno di ferro nel guanto di velluto.
Difatti, la registrazione di Scheherazade pubblicata nel 1983 con Riccardo Muti alla testa della Philadelphia Orchestra Norman Carol primo violino è una delle più belle che si possano trovare.
Muti approfitta a piene mani di quanto gli offre la sua meravigliosa orchestra, ottenendo sempre suoni intensi ma trasparenti, suoni pieni ma mai eccessivi e, soprattutto, conservando in ogni momento una meravigliosa linea del canto.