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muti.ch>discografia scelta>CD Riccardo Muti in ordine di compositore>Pëtr Ilyich Tchaikovsky



Peter Ilyich Tchaikovsky (1840-1893)
Sinfonia No. 1 in sol minore, op. 13 (registrazione 1976)
Sinfonia No. 2 in do minore, op. 17 (Registrazione 1978)
Sinfonia No. 3 in Re maggiore, op. 29 (registrazione 1978)
Sinfonia No. 4 in fa minore, op. 36 (registrazione 1980)
Sinfonia No. 5 in mi minore, op. 64 (registrazione 1979)
Sinfonia No. 6 in si minore, op. 74 (registrazione 1980)
Ouverture-fantasia Romeo e Giulietta (registrazione 1978)
New Philharmonia Orchestra
Pubblicazione: 1991

Nessuno dubita che delle sei sinfonie di Tchaikovsky le più belle siano le ultime tre, strettamente legate al tema del destino.
Esse culminano in quella sorta di requiem laico "La Patetica", simbolo scorato di un'esistenza vissuta fra nevrosi e angosce sulla quale miracolosamente risplendeva quella genialità unica che permetteva al compositore russo di mettere in musica quelle sue emozioni per regalare al mondo alcune fra le opere più amate di ogni tempo.
Tuttavia, se si pone l'attenzione anche sulle prime tre sinfonie, note con gli appellativi di, rispettivamente, "Sogni


d'inverno", "Piccola Russia", "Polacca", ci si rende conto di come Tchaikovsky nella fase più serena - o se vogliamo meno angosciata - della sua vita, abbia scritto pagine che, pur distanziandosi dal genere in cui egli era maestro in quegli anni (il balletto), sono di scintillante bellezza, con molte rievocazioni classiche ma, pure, con una sensibilità tutta russa, a dispetto dei suoi colleghi appartenenti al gruppo dei cinque - da Mussorgski a Borodin, per non nominarne che due - che lo ritenevano un occidentalista.
Riccardo Muti, alla fine degli anni settanta, era alla testa della Philharmonia Orchestra di Londra, che delle sinfonie tchaikovskiane ha sempre fatto un cavallo di battaglia.
Egli guida l'orchestra inglese con lo slancio e con l'abbandono di chi è sempre stato conquistato da Tchaikovsky, ma anche di chi, nell'autore russo, ha sempre riconosciuto il musicista che amava e rispettava la sobrietà di Mozart.



Piotr Ilich Tchaikovsky (1840-1893)
Manfred Symphony Op. 58
Philharmonia Orchestra
Registrazione: 1981
Pubblicazione: 1982


Manfred, un imponente lavoro sinfonico in quattro movimenti, ispirato all’omonima cantata drammatica di George Byron è, sicuramente, assieme alla sesta sinfonia “Patetica”, l’assoluto capolavoro del genere di Tchaikovsky.
Eppure, è molto meno conosciuto dell’ultima sinfonia “ufficiale” – la “Patetica” appunto – una sorta di requiem laico del compositore di San Pietroburgo, che morì a soli 53 anni.
Manfred è l’eroe condannato a non morire, perché deve espiare l’uccisione della sorella-amata.
Tschaikovsky traduce i sentimenti di disperazione e delirio, le isole di illusione e di pace con una maestria assoluta, ma soprattutto con una carica emotiva conturbante.
Riccardo Muti, alla guida della Philharmonia, riesce a realizzare in tutto e per tutto il fascino controver
so di questa partitura, trascinando l’ascoltatore in un percorso che alla fine lo lascia letteralmente senza fiato.




Maurice Ravel (1875-1937)
• "Boléro"
Franz Liszt (1811-1886)
• "Les Préludes"
Pëtr Ilich Tchaikovsky (1840-1893)
• Ouverture "1812"
Registrazione:
1981 (1) - 1982 (2) - 1983 (3)

Le pagine orchestrali spettacolari, per brillare di tutto il loro fascino, necessitano di un’orchestra dotata di grande virtuosismo e di un direttore che sappia sfruttarne ogni potenzialità, senza per questo lasciarsi prendere la mano dalla meravigliosa macchina che si trova davanti.
Quale migliore scelta, quindi, della Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti per l’interpretazione di tre lavori così diversi tra loro, ma ugualmente spettacolari, come il Boléro di Maurice Ravel, il poema sinfonico “Les Préludes” di Franz Liszt e l’Ouverture solenne “1812” di Pëtr Ilich Tchaikovsky.
Il celeberrimo Boléro di Ravel, che nelle sale da concerto ha conosciuto una popolarità ancora più ampia rispetto alla sua originaria destinazione di musica da balletto, è un vero e proprio pezzo di bravura per orchestra.
E questo non tanto per le acrobazie tecniche o virtuosistiche che esso richiede, quanto per la regolarità del ritmo, ossessivo, che il Boléro raveliano impone agli esecutori.


Per non dire della richiesta di un suono ora smagliante, ora tornito, ora vibrante,  ora trasparente a cui ogni “solo” si vede confrontato.
L’interpretazione della Philadelphia Orchestra diretta dal Maestro Riccardo Muti riesce ad equilibrare al massimo grado quel progredire di tensione, lento ma inesorabile, che va dalla leggerezza classica fino al culmine di un vortice dionisiaco.
Il poema sinfonico altro non è che un racconto in musica di un fatto letterario, uno slancio fantastico, dove l’orchestra diventa teatro.
“Les Préludes” non fanno eccezione: ispirati a una Méditation del poeta francese Alphonse de Lamartine, propongono vari temi che si susseguono in un unico movimento, creando un quadro di grande suggestione, retto da un mirabile equilibrio.
L’interpretazione di  Riccardo Muti con la Philadelphia Orchestra è ricca di suggestione, appassionata, ma sempre illuminata da quell’eleganza che la rende nobile.
 La registrazione si conclude con l’Ouverture solenne “1812” op. 49, un brano celebrativo che rievoca la lotta dei Russi contro gli eserciti napoleonici in quell’ anno, con tanto di citazioni della “Marsigliese” e dell’Inno Russo.
Sebbene lo stesso compositore non lo ritenesse fra i suoi lavori più degni di nota, l’ouverture solenne “1812”, sia in patria che all’estero, gli rese notevole fama; ancora oggi è fra i brani più diffusi a livello discografico e maggiormente scelti per  concerti spettacolari e celebrativi.
Come per tutte le pagine di grande impatto sonoro, anche l’esecuzione de lavoro tchaikovskiano richiede un grande senso della misura se si vuole ottenere un risultato di livello.
La Philadelphia Orchestra e Riccardo Muti interpretano l’ouverture solenne “1812” da loro pari: non vanno a cercare significati e bellezze inesistenti, né tantomeno si lasciano prendere la mano dalla ricerca del facile effetto.



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