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Dresda 

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Ma quel giorno, verso le dodici, una vettura si fermò davanti alla mia porta e io ne vidi uscire, vestito d’una lunga palandrana di panno azzurro, assai agitato e senza alcun seguito, l’orgoglioso musicista che di solito si mostrava con un apparato degno di un grande di Spagna.
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Sotto l’impressione della gioia sincera che provai nel trovarmi in presenza del grand’uomo, e pieno d’entusiasmo all’idea di vederlo dirigere lui stesso l’opera sua, dimenticai il mio imbarazzo e con vera premura m’impegnai a fare l’impossibile per contentarlo.
Ascoltandomi, Spontini ebbe un sorriso di soddisfazione quasi infantile; ma quando lo pregai (per dissipare subito qualsiasi dubbio che potesse avere sulla mia franchezza) di dirigere lui stesso la prova dell’indomani, si fece improvvisamente pensieroso e parve vi trovasse mille difficoltà.
Agitato, imbarazzato, non si spiegava apertamente, in modo che mi era difficile indovinare come avrei potuto indurlo ad accettare.
Infine, dopo qualche esitazione, mi domandò con che specie di bacchetta io dirigessi.
Con gesti della mano gli indicai le dimensioni approssimative della bacchetta di legno comune di cui ci servivamo e che, avvolta in un foglio di carta bianca, ci veniva abitualmente presentata da un inserviente.
Egli sospirò e mi chiese se mi fosse possibile far fabbricare per il giorno dopo una bacchetta d’ebano grossa e lunga così (e m’indicava le misure sul braccio teso), e fornita alle due estremità d’un grosso bottone d’avorio.
Gli promisi che per la prima volta gli avrei trovato uno strumento che almeno somigliasse a quello, e che per la rappresentazione ne avrebbe avuto uno assolutamente impeccabile.
Visibilmente sollevato, Spontini si passò allora la mano sulla fronte e mi autorizzò ad annunciare la sua presenza per l’indomani.
Poi tornò all’albergo, non senza avermi fatto ancora serie raccomandazioni per la confezione della bacchetta.
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Egli tacque e afferrò la bacchetta.
Compresi allora che Spontini annetteva tanta importanza alle dimensioni, perché non la prendeva per un capo come gli altri direttori, ma l’impugnava a metà come un bastone di maresciallo e se ne serviva non per battere il tempo, ma per comandare.
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da Richard Wagner: Autobiografia -  pag. 284




Dresda - Teatro di Corte